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sabato 15 gennaio 2011

Tentativo di ricostruzione del delitto 22 Agosto 1968



.


Foto1

Sono circa le 3:00 del 22 Agosto quando i due primi soccorritori del bambino accompagnati dal carabiniere della stazione di San Piero a Ponti rinvengono l'autovettura Giulitetta Ti bianca “parcata” su una sponda del canale Vingone.

Per cominciare: dove era davvero posizionata l'autovettura?


Dal verbale del 22 Agosto 1968:
“...con il bambino che disse di chiamarsi Natalino, e seguendo le sue indicazioni, giungono dopo alcuni giri viziosi al bivio per Comeana, ove, a circa 100 mt sulla destra, in una strada interpoderale, con la parte anteriore rivolta verso Sant'Angelo, e' parcheggiata una giulietta...”

Quindi, come ci si aspetterebbe, i Carabinieri che provengono evidentemente da via di Castelletti lasciatasi Signa alle spalle, trovano l'auto sul lato destro del ponte . L'auto pertanto, provenendo sempre da Signa, ha imboccato la stradina a destra e si e' fermata senza fare la manovra di inversione

Dal verbale di sequestro della Giulietta:
“...l'auto parcata sulla strada che costeggia la sponda destra del vingone...”

Questa indicazione e' ambigua, dato che la sponda e' destra o sinistra in funzione della posizione dell'osservatore, ma la stradina in questione e'quella ampia e in gettata di ghiaia allora ancora in costruzione e completata all'epocasolo finoalponticello in pietra: a circa 700 mt dall'imvocco su Castelletti

Descrizione del luogo dalla didascalia dei rilievi fotografici:
“Panoramica: La via Signa Lecore con la visuale di via vingone ove a circa 150metri e' parcata l'alfa romeo Giulietta T targata Arezzo...”

La via Signa Lecore altro non e' che via di Castelletti, che, come detto, e' il punto di riferimento del sopralluogo, pertanto se ne deve arguire che l'auto si fosse addentrata nella stradina per circa 150 metri.

Via di Castelletti

In conclusione la Giulietta si sarebbe trovata piu' o meno in questo punto al momento dell'aggressione:




A seguire gli elementi presi in considerazione per tentare una ricostruzione della dinamica:

Obliquita' dei colpi sulle vittime

Vittima femminile: Colpi diretti tutti dal basso verso l'alto e da sinistra verso destra ad eccezione di quello alla spalla che e' leggermente da destra a sinistra

Vittima maschile : Colpi diretti con obliquità dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra

1)L'obliquita' dei tramiti e' piu' accentuata nelle ferite alla donna rispetto a quelle dell'uomo

2)L'obliquita' dei colpi alla donna risulta graduale. Piu' accentuata quella del colpo mortale che attinge posteriormente l' emitorace sx all'altezza del sesto spazio intercostale e piu' moderata man mano che i colpi scendono verso la regione lombare.

N.B L' obliquita' e' in funzione della posizione dell'arma rispetto alla vittima supposta in posizione eretta.

Stato degli sportelli e dei finestrini

Purtroppo pare non esistano foto del lato sn (guida) dell'auto che permettano di verificare il grado di apertura dei finestrini, pertanto ci si deve rifare alle indicazioni dei verbali , alle dichiarazioni degli ufficiali di PG durante il processo e alle foto giornalistiche prese pero' nella caserma di Signa



Dal verbale di sopralluogo si evince che:
"Tutte le portiere erano chiuse tranne la posteriore destra che era semiaperta..."

Dall'escussione dibattimentale del Colonnello Dell'Amico risulta poi che il finestrino anteriore lato guida fosse aperto per 3-4 cm, quello posteriore lato guida aperto a meta' cosi' come il posteriore lato passeggero (Quest'ultimo, visibile bene in Foto 3, 1, 5, nei verbali risulta pero' essere stato chiuso)
Il finestrino anteriore lato passeggero apparentemente sembra completamente aperto (anche questo pero' viene indicato nei verbali come chiuso, quindi queste foto non rappresenterebbero lo stato dell'auto al momento del rinvenimento)

Foto 5



Posizione nota di bossoli e proiettili


2 bossoli sul divanetto posteriore dalla parte del lato passeggero

2 bossoli a c.a 30 cm uno dall'altro posti sul terreno a c.a. 1,3 mt dal fianco dell'auto, grosso modo all'altezza della maniglia d'apertura dello sportello anteriore sinistro (Foto 6)

Foto 6

1 bossolo a circa 1,4 mt dai primi due e appena piu' lontano dal lato sn dell'auto, posto sul terreno oltre la ruota posteriore (Foto 6,7)

Foto 7

1 proiettile deformato rinvenuto tra le vesti della donna durante la rimozione del corpo

1 proiettile deformato rinvenuto sul pianale posteriore destro (Foto 8)

Foto 8



Il primo nodo da sciogliere consiste nello spiegare la direzionalita' alto\basso dei tramiti che risulta contrapposta nei due casi sebbene le ferite siano sullo stesso lato del corpo, il sinistro, posteriormente sulla donna e lungo il fianco sull'uomo




Dovremmo considerare tre possibilita':
1)Colpi sparati simultaneamente da una stessa posizione contro entrambe le vittime
2)Colpi sparati simultaneamente da due distinte posizioni ( due sparatori)
3)Colpi sparati in momenti differenti da due posizioni differenti

1)Colpi sparati simultaneamente da una stessa posizione contro entrambe le vittime

Questa prima ipotesi ricalca in sostanza le dichiarazioni di Stefano Mele, che disse di aver sparato dal finestrino posteriore sinistro contro entrambe le vittime poste una sull'altra nel sedile passeggero reclinato.
Una dinamica possibile immaginando la donna seduta sul compagno a cui offre la schiena(!?), e che ai primi colpi si piega con il busto in avanti. Pur rimanendo non perfettamente spiegabile il grado di obliquita' dei tramiti delle ferite sulla donna, questa posizione di sparo spiega piuttosto bene le ferite sull'uomo e anche la presenza di due bossoli sul divanetto posteriore.
Il vero punto che confuta questa tesi e' invece la disposizione dei bossoli sul terreno, in particolare i due ravvicinati che si trovano all'altezza dello sportello anteriore sinistro, quindi spostati in avanti rispetto allo sparatore la cui arma dovrebbe espellere detti bossoli esattamente dalla parte opposta ( gli eventuali rimbalzi contro la cornice del finestrino non possono spiegare verosimilmente quella posizione poiche' i due bossoli sono ravvicinati)

2)Colpi sparati simultaneamente da due distinte posizioni ( due sparatori)

Partendo dal presupposto ( arbitrario) che la vittima femminile si trovasse prona sul compagno, per spiegare l'esito delle ferite a seguito di colpi simultanei (senza cioè interruzione e ripresa degli spari) si dovrebbe necessariamente immaginare due sparatori impegnati nell'azione.
Il primo a ricalcare la posizione dell'ipotesi precedente e il secondo che, posto sul lato destro dell'auto, spari attraverso il finestrino anteriore o lo sportello destro aperto.
Ovviamente non c'e' motivo di dover valutare quella posizione delle vittime preminente rispetto ad altre, ma di fatto e' solo per quella posizione di partenza che ha senso prendere in considerazione l'azione di piu' sparatori.
Questa tesi parte subito con un problema evidente, ovverosia lo stesso dell'ipotesi 2 per quanto riguarda lo sparatore a sinistra dell'auto.
Altre evidenti incongruenze riguardano i due sparatori ciascuno sulla linea di fuoco dell'altro, il fatto che ciascuno si sarebbe concentrato su una sola delle vittime, il fatto che il bambino sia uscito illeso da un tale fuoco incrociato. Tutte queste inverosimiglianze lasciano comunque il passo all'esito della perizia balistica eseguito sui proiettili. Anche se si volesse supporre che detta perizia avesse riguardato la comparazione solo di alcuni proiettili, certamente avrebbe riguardato almeno un proiettile recuperato da ciscun cadavere . Per quello detto poc'anzi ciascun cadavere avrebbe ritenuto proiettili di uno solo dei due sparatori rendendo impensabile che la comparazione non evidenziasse l'uso di armi diverse.

3)Colpi sparati in momenti differenti da due posizioni differenti

Dal momento che si ammette una pausa e un riposizionamento dello sparatore, si deve ammettere anche un possibile riposizionamento di almeno una delle vittime, il che aumenta a dismisura i gradi di liberta' del sistema. Nonostante cio' e' da questa ipotesi che emerge a detta di chi scrive la ricostruzione piu' efficiente e lineare dell'intera dinamica.

a)Lo sparatore raggiunge il posteriore sinistro mentre la vittima maschile e' distesa supina sul sedile passeggero e quella femminile occupa in parte il sedile di guida, forse entrambi intenti in un certo tipo di preliminare avanzato.
b) Spinge l'arma oltre il finestrino posteriore abbassato e apre il fuoco centrando almeno due volte l'uomo. E' a questa prima fase di sparo che andrebbero ricondotti i due bossoli trovati sul divanetto posteriore. Contemporaneamente la donna si ritrae occupando interamente il sedile di guida ancora illesa. Forse tenta di fuggire aprendo lo sportello sinistro, che e' l'unica via di fuga possibile, o forse viene preceduta dall'assassino e tenta subito di abbassarsi buttandosi con il busto verso destra e verso il basso .
c)Lo sparatore fa fuoco una prima volta da posizione elevata proprio mentre la donna si sta piegando in basso e a destra per sottrarsi disperatamente alla mira, colpendola con meno inclinazione alla spalla sinistra (visuale dello sparatore emulata nella Foto 9). A questo colpo corrisponderebbe il bossolo piu' arretrato dei tre sul terreno, che sarebbe schizzato piu' lontano vista una maggiore altezza da terra della luce dell'otturatore e una minore inclinazione verso il basso della canna.



Foto 9

d) A questo movimento iniziale della donna, o persino a un ipotetico tentativo di mettere in moto l'auto(?), potrebbe corrispondere l'accensione casuale della freccia destra, movimento che comunque poi la porterebbe con il busto piegato verso il pianale destro anteriore esponendo la schiena allo sparatore (vedi schema 2). Ora lo sparatore, mantenendosi discosto dallo sportello, si abbasserebbe per recuperare la visuale dell'interno dell'auto (Foto 10) abbassando e inclinando a sua volta la pistola verso il terreno per sparare gli altri colpi. A questi spari dovrebbero corrispondere i due bossoli ravvicinati che a causa dell'abbassamento dell'arma e della maggiore inclinazione sono caduti molto piu' a sinistra del primo(Foto 6)

Schema 2

Foto 10

L'intera azione dal primo all'ultimo sparo puo' essersi svolta in un tempo molto più vicino ai 5 che non ai 10 secondi, risultando in un doppio esito mortale che a rigor di logica avrebbe dovuto indurre l'assassino ad abbandonare rapidamente la scena dopo aver richiuso la portiera anteriore.

Vi e' pero' almeno un elemento macroscopico che indicherebbe la manipolazione successiva del cadavere femminile, poiche' difficilmente la donna puo' aver ripreso autonomamente la posizione seduta con la schiena appoggiata alla spalliera vista la lacerazione dell'atrio destro (per inciso, e' invece questa l'ipotesi formulata dal perito balistico colonnello Zuntini). Prima pero' di affrontare tale argomento e' bene cercare di confutare la dinamica teste' riportata con gli elementi secondari della scena, ovverosia quelli la cui genesi e' piu' aleatoria o magari incerta perche' dedotta dalle foto

I proiettili

In loco vengono rinvenuti almeno due proiettili, uno dei quali si trova nello spazio tra il sedile posteriore e quello anteriore passeggero. Come ci sarebbe potuto arrivare in base alla dinamica appena indicata?
La donna e' stata attinta da due proiettili trapassanti, uno dei quali viene rinvenuto tra le vesti durante la rimozione del cadavere (probabilmente quello che fuoriesce anteriormente alla base tra torace e addome). L'altro, uscito ad altezza della mediosternale,continuerebbe il suo percorso leggermente verso il basso e da destra verso sinistra andando incontro alle strutture del pianale lato passeggero, raggiunte le quali rimbalzerebbe contro le strutture inferiori del sedile e dello sportello. Qualora in questo percorso non abbia incontrato le gambe della vittima maschile, non e' impossibile immaginare una carambola sotto il sedile o nello spazio tra sedile e sportello al termine della quale finisca nella posizione osservata.

Sul corpo dell'uomo ci sono poi tre colpi trapassanti al braccio sinistro i quali secondo il perito sarebbero rientrati nel torace. Vi e' pero' anche un colpo trapassante all'avambraccio che non segue la stessa sorte e se si fosse fermato sulla superficie del fianco d o avesse impattato il lato dello schienale, si spiegherebbe perfettamente la sua presenza proprio sul pianale dietro la spalliera.


La scarpa

Nell'escussione dibattimentale del colonnello Dell'Amico, durante il processo di primo grado contro Pacciani, si accenna ad una scarpa persa dalla vittima maschile che sarebbe ruzzolata fuori dall'auto nel momento in cui un carabiniere apriva lo sportello di guida. Questo episodio viene indicato come ricordo del teste di cio' che si trova nel verbale di sopralluogo, e che gli sarebbe stato anche riferito dai colleghi al momento del suo arrivo, due ore dopo la scoperta del delitto e quando dovrebbe gia' essere iniziata l'attivita' di fotorilevamento. La scarpa rimasta in bilico addossata allo sportello di guida dimostrerebbe quindi che l'assassino non abbia davvero aperto detto sportello per portare i colpi contro la donna, inficiando quindi la ricostruzione ipotizzata fin qui. Sta di fatto che ci sono almeno due ragioni per superare questa incongruenza e la prima e' che nell'auto vi era il bambino illeso e capace ovviamente di muoversi. E' lo stesso Natalino a dire di aver afferrato la mano della madre morta, pertanto si deve ritenere che in parte la sua presenza nell'auto, e i suoi movimenti , possano aver modificato qualcosa della scena postcrimine, magari anche la posizione della scarpa che a seguito delle strattonature del bambino al braccio della donna potrebbe essere, ad esempio, scivolata dal bordo del sedile verso lo spazio tra questo e lo sportello.
Ma ci sarebbe anche un elemento oggettivo che potrebbe contraddire questo particolare e che discende dalla foto seguente:


In questa immagine pare proprio di vedere la porzione del tacco di una scarpa da uomo ancora sul pianale accanto al sedile con lo sportello aperto, quindi in una posizione compatibile anche con l'apertura dello sportello da parte dello sparatore.


La coperta

Nella dinamica proposta la donna si sarebbe quindi piegata in avanti e a destra, facendo pertanto scivolare l'anca nella stessa direzione. Osservando le arricciature della coperta sembra di poter percepire le tracce di questo spostamento sia nell'andamento delle pieghe, sia nel sollevamento del plaid che scopre solo il lato posteriore del sedile (vedi riquadro in fondo a destra in Foto 11)

Foto 11 (le frecce rosse indicano il verso della piegatura)

Va notato che comunque l'arricciatura, sebbene evidente, e' forse modesta rispetto al tipo di movimento che ci si aspetterebbe, ma e' anche vero che in ogni caso il busto e' stato successivamente ribaltato all'indietro e questo potrebbe aver ridisteso in parte la coperta. Se poi la freccia verde di Foto 11 indicasse per caso lo spezzone di collana rimasto sulla gamba destra, allora avremmo un ulteriore indizio sia a conferma della posizione del torso piegato in avanti come detto fin qui, sia del tipo di manipolazione del cadavere. Supponendo infatti che la collana si sia spezzata durante il movimento in avanti, magari perche' impigliatasi nella leva del cambio al volante, e' facile immaginare che sia poi rimasta bloccata tra la gamba e il busto piegato. D'altro canto la successiva manipolazione non avrebbe modificato la posizione della collana, il che , insieme al tipo di movimento della coperta, ci dovrebbe far escludere trascinamenti del corpo dal sedile passeggero a quello di guida o altre modificazioni significative della posizione del cadavere, lasciando come piu' probabile il semplice ribaltamento del busto mediante afferramento dei fianchi e\o delle spalle (congruente anche con la posizione della testa che cade a sinistra e della gamba sinistra che ruota verso l'esterno rimanendo ritta con il piede piantato a terra)

Allora che tipo di manipolazione e' stata compiuta sui corpi? Quando? E da chi?


Se la manipolazione si e' limitata a quella teste' indicata, le possibilita' sono molteplici in merito al chi e al quando.


Puo' ovviamente essere stato l'assassino,magari nell'intento di verificare il decesso o davvero per strappare la catenina dal collo della donna visto che la posizione sulla gamba non e' certa. In questo caso il quando sarebbe nell'immediatezza del fatto e si sarebbe verificato tutto molto rapidamente


Difficilmente, anche se forse non totalmente impossibile, potrebbe essere stato il bambino tirando il braccio destro, l'unico facilmente raggiungibile dallo spazio tra i sedili anteriori. A tal proposito va fatta una piccola digressione: Perche' il bambino dal divanetto posteriore andrebbe a cercare la mano della madre se questa fosse stata gia' nella posizione seduta? Dalla foto del sopralluogo il braccio destro sembra piegato e l'avambraccio proiettato in avanti, posizione che avrebbe costretto il bambino a sporgersi verso lo spazio dei due sedili per afferrare la mano della madre morta. Per cercare un contatto non sarebbe stato piu semplice e immediato cingerle il collo e scuoterle la spalla? Ovviamente la mano sarebbe stata piu' facilmente e istintivamente raggiungibile se la madre fosse stata ancora piegata in avanti e non seduta, con il braccio destro disteso all'indietro.

Potrebbe infine essere stato qualcuno che sia sopraggiunto dopo, quando magari il bambino gia' non c'era piu'. FOrse qualcuno che stava cercando la donna che non rincasava o magari anche qualcuno che stava cercando l'uomo, come ad esempio un familiare o un amico, non necessariamente poiche' tardava a rincasare ma forse poiche' era stato visto transitare in paese con la nuova amante e l'eventuale scappatella doveva in qualche modo essere impedita Una persona che doveva pero' sapere dove il Lo Bianco era solito appartarsi, e certamente quella stradina era ben nota alla vittima che altrimenti non l'avrebbe percorsa al buio di notte.


Nella sentenza del processo di primo grado che assolve Pacciani per questo delitto si legge pero':”...l'assassino ricompone entrambi i cadaveri, in particolare quello della donna, togliendola da sopra al Lo Bianco, tirandole su le mutandine che erano abbassate, e cercando di coprire le gambe con la veste
..."

Questa constatazione smonterebbe tutto quello fin qui detto se fosse l'esito di una ponderata e ineluttabile valutazione tecnico scientifica, ma se fosse semplicemente frutto della presa d'atto che a commettere il delitto fosse stato il Mele, o che quantomeno la sua testimonianza sul punto fosse attendibile, allora le cose sarebbero ben diverse.

E' ovvio che se la donna era sul compagno in atteggiamento intimo le mutandine dovevano essere abbassate, e che se poi pero' la donna viene ritrovata con le mutandine al loro posto qualcuno deve avergliele rinfilate. E' una mera deduzione che discende dalla testimonianza cosi' come lo e' la veste ricomposta.


Ed e' ovvio anche che i pantaloni dell'uomo slacciati ma alzati in vita non si sposano per nulla con i due amanti l'una sull'altro in intimita', dal che se ne deve dedurre una manipolazione anche del cadavere maschile. Quindi deduzioni e non valutazioni tecniche.


Se fosse cosi' cio' non toglierebbe comunque che rispetto a ipotetici preliminari accennati dal sottoscritto le condizioni dei pantaloni dell'uomo non siano compatibili .

Nella foto che segue e' ben evidente che i pantaloni sono slacciati e arricciati in vita (sembra addirittura che la tasca destra sia sfoderata...?), ma soprattutto quello che colpisce e' la posizione delle mani dell'uomo, quasi che sia stato sorpreso proprio nel momento in cui si slacciava e abbassava i calzoni o piu probabilmente, vista anche la camicia in parte gia' fuori, mentre stava facendo esattamente il contrario...



Quindi una possibilita' e' che l'assassino sia piombato sulla scena poco prima che la coppia cominciasse un qualunque tipo di rapporto, cosa che potrebbe essersi verificata quando ancora la luce interna dell'auto era accesa e che spiegherebbe anche la capacita' dello sparatore di colpire in modo abbastanza preciso (nel caso dei colpi alla donna la luce era certamente accesa in conseguenza dell'apertura dello sportello).


Oppure che l'avvicinamento dell'assassino sia stato percepito dalle vittime,e che queste abbiano pertanto interrotto ogni attivita' cercando di ricomporsi quel tanto che bastava per fuggire. L'uomo sarebbe stato quindi attinto proprio mentre si tirava su i calzoni alla bene e meglio, rimanendo poi cadavere in quella posa. Del resto se si guarda al tipo di terreno...


… diventa difficile immaginare che l'assassino sia potuto arrivare fin sotto il finestrino senza fare alcun rumore. La strada e' in gettata di ghiaia e pietrisco, tra il materiale piu' “rumoroso” in assoluto, e ci troviamo nella quiete della campagna notturna, quindi che le vittime abbiano percepito i passi e' tutt'altro che improbabile sebbene non abbastanza in tempo per reagire con una fuga.

Vi e' pero' un altro punto a favore di una permanenza relativamente prolungata dell'assassino sulla scena, e cioe' l'eventuale manipolazione degli effetti personali delle vittime, in particolare della borsetta della donna.

Cio' lo si dovrebbe dedurre soprattutto dal fatto di aver trovato la borsetta a scatto della signora Locci aperta a lato del sedile passeggero. Accanto a questa si trova un fazzoletto da uomo che logica vorrebbe provenisse dalla tasca del Lo Bianco piuttosto che dalla borsetta della donna.

E ancora, senza pero' precisarne il punto di ritrovamento, si parla di un portapatente dell'uomo contenente un calendarietto con foto discinte. E la patente? Ricompare due anni dopo quando durante il dibattimento del processo al Mele ci si accorge che la borsetta non fa parte dei corpi di reato entrati negli atti e si provvede al sequestro della stessa che era stata conservata nella caserma di SIgna dal momento del ritrovamento. La patente del Lo Bianco risulterebbe quindi essere stata sempre li, nella borsetta
(La Nazione 19 Marzo 1970)

Che tipo di attivita' avrebbe pertanto effettuato l'assassino? Apparentemente quella di identificare almeno la vittima maschile e frugare la borsetta della donna magari con lo stesso intento (non ci sono indicazioni che manchi nulla ma sarebbe forse stato difficile verificarlo). Alla fin fine e' pero' solo la manipolazione della tasca dell'uomo che risultrerebbe certa, visto che la borsetta poteva anche essere stata lasciata aperta dalla legittima propietaria prima del fatto...Se si fosse trattato di un conoscente quale necessita' avrebbe avuto di fare questo tipo di operazione. Chi mai avrebe avuto la necessita' di fare la suddetta operazione?


Il testimone oculare

Perche' e' cosi' rilevante capire quanto tempo abbia perso l'assassino sulla scena del delitto? Al di la di decodificarne le azioni per ricostruirne la psicologia, ed eventulamente la conoscenza pregressa delle vittime, e' importante capire questo aspetto per valutare la veridicita' o meno del primo racconto del piccolo Mele, perche' non ci si deve dimenticare che di questo episodio esiste un testimone oculare...
Ha senso attaccarsi alle dichiarazioni mutevoli nel tempo di un bambino di 6 anni sottoposto al peggior trauma che si possa immaginare e a pressioni eterogenee volte, probabilmente in modo contraddittorio, ad estrargli ricordi che forse non aveva o a cancellargliene altri che invece serbava?

La risposta dovrebbe essere negativa, ma le prime cose dette nell'immediatezza del fatto possono venire analizzate, cosi' come deve essere preso in considerazione almeno un punto fondamentale che riguarda il piccolo testimone oculare: Perche' e' sopravvissuto?
Ovviamente e' in merito alla risposta a questa domanda che il tempo perso dall'assassino sulla scena del delitto assume particolare rilievo. Se l'assassino ha sparato e chiuso lo sportello fuggendo subito dopo, e' chiaro che non esiste neppure un testimone oculare vero e' proprio.
Se l'assassino ha frugato gli effetti personali delle vittime,e manipolato i corpi, il bambino invece non puo' non averlo notato e a sua volta non puo' l'assassino aver sottovalutato quella presenza. Queste manipolazioni sarebbero avvenute con ogni probabilita' mentre le luci interne dell'auto erano accese a causa dell'apertura degli sportelli, quindi il volto dell'assassino sarebbe stato visibile mentre si attardava nell'abitacolo per un tempo prolungato. Se davvero e' avvenuto tutto cio', e sottolineo il se, solo l'assoluta estraneita' a quell'ambiente e la matematica sicurezza di non venir mai sospettato potevano indurlo a risparmiare il testimone, ma in questo caso come ci sarebbe arrivato costui in quel luogo dimenticato da Dio la mezzanotte del 21 Agosto 1968?
Casualmente per un motivo estemporaneo, magari dalla Romola? Avrebbe poi incrociato quella sera la ragazza da lui conosciuta in gioventu' per seguirla e ucciderla in quel posto sperduto?!
Sarebbe giunto da uno dei paesini della Sicilia o della Sardegna per un breve soggiorno ospite dai parenti emigrati in Toscana? O magari da un paese piu' o meno esotico da cui ritornava saltuariamente al ritmo di una volta ogni 6\7 anni?
Sono evidentemente ipotesi non molto verosimili e che oltretutto non fanno i conti con un altro elemento fondamentale. Non solo infatti l'assassino avrebbe risparmiato il bambino ma lo avrebbe accompagnato addirittura per due chilometri su quella stradina fino alla casa del De Felice. Questo e' infatti il gettonatissimo corollario al considerare non veritiera la prima versione data da Natalino. E' un corollario necessario? Vediamo...

Partiamo da una considerazione di buon senso. Qualunque assassino o gruppo di assassini avrebbe cercato di rimanere il meno possibile sul luogo del delitto e, nel caso questa permanenza fosse stata necessaria, avrebbe messo in atto ogni precauzione per rendersi il meno visibile\i possibile. Inoltre non si sarebbe lasciato alle spalle un testimone in grado di riconoscerlo.

Proviamo a verificare una certa ipotesi prendendo in considerazione tutto quello detto fin qui.
L'assassino ha appena finito di scaricare l'arma a sportello aperto. L'abitacolo e' illuminato. D'impeto afferra le spalle della donna ribaltandole il torso sulla spalliera, ma solo ora si accorge della presenza del bambino che e' ancora rannicchiato dietro il sedile della madre. A questo punto si ritrae rapidamente confidando che da quella posizione il bambino non possa averlo visto. Chiude lo sportello e si allontana lasciando la freccia dell'auto accesa poiche' per spegnerla finirebbe davvero per essere visto in faccia dal piccolo testimone, il quale nel frattempo si e' cominciato a muovere e a piangere. Si dira' che bastava un altro paio di colpi e non si sarebbe dovuto piu' preoccupare di nulla... ma li aveva questi colpi da sparare contro il bambino?!
Avrebbe dovuto ucciderlo a mani nude, e chi l'ha detto che questo assassino sia in grado di fare una cosa del genere ad un bambino? Se fosse stato sufficientemente sicuro che Natalino non avesse mai potuto riconoscerlo non si sarebbe risparmiato forse lo strangolamento di un bambino di 6 anni? Oltretutto l'effetto che ha ottenuto e' stato da manuale, visto che proprio la sopravvivenza del bambino ha convinto gli inquirenti che non poteva essere stato che il padre a risparmiarlo, dimostrandosi percio' il vero colpevole

Gli inquirenti pero' fecero anche un altra considerazione, e cioe' che quel bambino non poteva aver fatto da solo di notte quel percorso di 2 km e passa. Non poteva perche' qualcosa di oggettivo lo impediva o perche' a sensazione ci sembra impossibile che l'abbia fatto?

All'epoca venne eseguito l'esperimento di ripercorrere a piedi di notte quella stradina fino alla casa del De Felice, un esperimento rifatto nel tempo da tentissime persone, anche di recente. Tutti sin da allora concordi nel dire che un bambino non era in grado, ma tutti riemersi da quell'esperimento perfettamente incolumi e alla fin fine senza aver avuto alcun problema reale durante il cammino. Non si capisce perche' questi problemi li avrebbe avuti invece Natalino, oltretutto con un retina giovanissima, leggero e piu' agile...
Ma come? Non aveva le scarpe! Certo, ma la stradina era una normale sterrata in gettata di ghiaia e pietrisco, non un angusto passaggio tra gli scogli disseminato di aguzze pietre scivolose e ricci di mare.



Ma c'erano i lavori e i cumuli di laterizi... Si, forse nell'ultimo tratto i lavori qualche impedimento possono averlo dato, impedimento che pero' non ha precluso ai carabinieri di arrivare col bambino agilmente dall'altra parte in meno di un ora. Nessuno si e' messo a scalare cumuli di laterizi,' semplicemente erano aggirabili con un po di accortezza. Anche da Natalino ovviamente...

E' per questo che si cerco' di puntare sui calzini intonsi e i piedi intatti, peccato che di questi calzini si sia detto tutto e il contrario di tutto, mentre la verifica dei piedi appare piuttosto relativa. Infatti tutto si risolverebbe nell'aver constatato che i piedi del bambino non fossero arrossati.
Ma quando sarebbe stata fatta questa verifica? Alle tre dai Carabinieri di San Piero a Ponti? Ne dubito seriamente, anche perche' tra le foto giornalistiche pubblicate iil 23 Agosto c'e' questa:




Il bambino, addirittura sorridente, viene immortalato sicuramente ore dopo con ancora i calzini ai piedi e nient'altro. Possibile che dopo avergli controllato i piedi lo abbiano mandato in giro ancora cosi'? Ma ad ore di distanza che arrossamenti si pretendeva di trovare sulle piante dei piedi? Oltretutto su quei piedi non gravava il peso di un adulto ma quello irrisorio di un bambino di 25 chili al massimo...

Va poi ricordato che il Mele disse di aver accompagnato il piccolo solo per un tratto a cavalluccio, e che pertanto chi considero' questa confessione veritiera avra' dovuto fare i conti con i calzini che quantomeno un po dovevano essere logori comunque per non contraddire la versione del reo confesso...

In sostanza questo motivo oggettivo che abbia davvero impedito al bambino di arrivare da solo sin li non esiste. Neppure e' vera la storia del campanello posto ad altezza tale da non essere raggiungibile visto che venne smentita dallo stesso verbale della ricostruzione fatta nel pomeriggio del 24. ANzi, Natalino non avrebbe potto pigiare che proprio il campanello delDe Felice, il primo...

Esiste invece un evidenza che e' secondo il sottoscritto la tomba di ogni tesi sull'accompagnamento del bambino, e cioe' la freccia lasciata accesa ad attrarre l'attenzione sulla scena mentre chi ha ucciso perde piu' di un ora rimanendo in prossimita' del luogo del delitto. Fosse stato anche qualcuno che arrivato sulla via di Vingone poteva riparare al sicuro, come e' possibile che non si sia curato di restituire all'oscurita' la scena del delitto?. Un vantaggio fondamentale ottenibile con il semplice abbassamento di una levetta! Spenta la frecccia, della cui accensione accidentale doveva necessariamente essersi accorto, l'auto con i cadaveri sarebbe ritornata ad essere invisibile dal ponte di via di Castelletti anziche' apparire piu' o meno cosi':








Ritorniamo a Natalino e in particolare alle cose riferite nell'immediatezza in casa del suo salvatore:
"Era buio, tutte le piante si muovevano, non c'era nessuno. Avevo tanta paura. Per farmi coraggio ho detto le preghiere, ho cominciato a cantare la tramontana... "

SI dira' poi che a cantare la tramontana fosse stato chi lo accompagnava, col proposito di tranquillizzarlo. Ma come e' possibile che il bambino dissimuli la presenza dell'accompagnatore attribuendosi addirittura le azioni di questo? Quale strano meccanismo mentale dovrebbe portarlo a mentire in questo modo?
Il bambino poi per convincere il De Felice che dubita delle sue parole arriva a parlare della mano della madre:

DF"dove' la tu mamma, perche' e' morta"
NM:"e' laggiu' nella macchina con lo zio, vicino al cimitero"
DF:"ma no, vedrai che non e' morta, dormiranno"
NM""no sono morti, davvero... L'ho vista. Alla mamma ho preso la mano, e' propprio morta"
DF:"ma dove sono?"
NM:"laggiu', in mezzo ai campi, nell'auto"


Immaginiamoci la scena. L'assassino e' li che traffica con i cadaveri mentre il bambino oramai sveglio lo guarda impietrito, o magari in lacrime. Poi qualcuno gli apre la portiera e lo fa scendere. Quando mai avrebbe avuto l'occasione in questo contesto di mettersi a stringere la mano della madre?! Come e' possibile che invece si inventi una cosa del genere per convincere il De Felice?! Non puo' essere il frutto di "istruzioni" dell'accompagnatore, semplicemente perche' non esiste un motivo logico percui costui, chiunque dovesse essere, gli debba dire di parlare della mano della madre morta!

Il bambino, inoltre, apparentemente non ha un atteggiamento di chiusura ma e' comunicativo. Inserisce nel racconto anche elementi concreti che rimandano al suo stato d'animo, ad esempio le piante che si muovono e che facendo rumore amplificano le sue paure, non sembra curarsi di quello che deve o non deve dire. Come ha fatto a non tradire in questi racconti la presenza di un altra persona?









7 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, complimenti per il tentativo di ricostruzione. Però nell'intervista riportata nel tuo blog, il carabiniere in pensione Olinto dell'Amico conferma che il piccolo Natale Mele indossava calze pulite...

master ha detto...

Ciao

Le parole del COlonnello sono una conferma di quello che gia' si sapeva, e cioe' che nel rapporto dei Carabinieri del 20 Settembre si indicano i calzini del bambino come puliti. E' altrettanto noto che ci siano almeno tre testimonianze agli atti del processo del 70 che invece parlano di calzini sporchi, che sono poi quelle citate dall'avvocato Filasto'. Quindi sul punto ci sono versioni discordanti evidentemente dovute a valutazioni soggettive, che mi hanno lasciato con l'unica scelta di considerare altri elementi sui quali non esistono invece tali discordanze, come appunto la freccia lasciata accesa.

Ciao

Anonimo ha detto...

Ciao Master, grazie per la risposta e complimenti ancora per il tuo lavoro. Un saluto

Anonimo ha detto...

ciao master sto leggendo tutto il tuo lavoro mi sembra ottimo in quanto molto obiettivo (di ipotesi fantasiose ne abbiamo sentite su questo argomento)...questa volta però la tua tesi nn riesce a convincermi del tutto anche se sn d'accordo ke la freccia accesa è certamente sintomo di un abbandono repentino dell'assassino del luogo del delitto...quello ke nn mi spiego è perkè un bambino impaurito avrebbe fatto tanta strada da solo nella campagna buia quando a 200 metri dalla macchina c'era una strada provinciale ke presuppongo illuminata?

master ha detto...

Ciao

Ovviamente la premessa al titolo del post e' "un ipotesi", come chiaramente rimanda la parola "tentativo" di ricostruzione, quindi non ho alcuna pretesa di aver offerto il quadro inconfutabile di cio' che accadde. Mi sono limitato a mettere insieme le poche cose certe recuperate con quelle che sembrano piu' probabili e piu' logiche, cercando anche di smontare qualche sicurezza propalata nel tempo.
Per quanto riguarda l'illuminazione di via Castelletti pare invece che non ce ne fosse affatto, almeno in quel tratto.
Devo dire pero' che l'unica conferma di questa mancanza di lampioni viene dalla foto che ho postato proprio ora, ad inizio articolo. Magari qualcuno che ci legge potrebbe essere in grado di verificare il dato.

Ciao

master ha detto...

Aggiungo anche che in quel tratto sembra che neppure oggi ci sia illuminazione pubblica (vedi street view)

Ciao

Anonimo ha detto...

ciao master,
sono molto interessato alla cassiera del Cinema Giardini Michelacci che avrebbe parlato con un uomo che cercava la Locci ..si sa chi è..e se ha mai "riconosciuto" questo signore?