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sabato 24 gennaio 2009

Scena del crimine 9 settembre 1983


Fig.1

Fig.1a


ore 19:30 di sabato 10 settembre 1983

Rolf Reinecke, un abitante della dependance di villa la Sfacciata , sita in via di Giogoli 2\6 si avvicina ad un pulmino volkswaghen con targa tedesca che aveva gia' notato in precedenza parcheggiato in uno spiazzo laterale. Il furgone ha la coda rivolta alla strada ed e' ad appena 100 metri dal portone secondario della villa sulla via di Giogoli. All'interno scopre i cadaveri di due giovani ed avvisa le forze dell'ordine.




Bing.com/maps

Stato dei luoghi all' epoca del delitto (La freccia indica approssimativamente dove era parcheggiato il camper)


Dati espunti dal dibattimento del processo di primo grado a carico di Pietro Pacciani:


ore 21:30 c.a Interviene la Polizia scientifica

Sulla carrozzeria il camper, che si trova a circa 7 metri dal ciglio della strada e a 70 metri dal bivio con la Volterrana, presenta diversi fori di proiettile. Due all'altezza dei vetri della fiancata destra , due su quelli di sinistra (Fig.2 marker E,D) ed uno, sempre in entrata, che ha trapassato la lamiera dell'ultimo montante di sinistra (Fig.2 marker C, Fig.2b). Tutti i fori rappresenterebbero colpi diretto dall'esterno versol'interno
Sentenza 1994:

"Su tal punto sono chiarissimi il processo verbale di sopralluogo redatto dal Nucleo Operativo dei Carabinieri di Firenze, lo stesso teste ispettore Autorino (fasc. cit., pag. 31), ed ancor più la relazione dei periti medico-legali i quali hanno descritto, una per una, le caratteristiche dei singoli fori: affermano i periti che i fori contrassegnati con le lettere B, C, D, E sui rilievi fotografici hanno svasatura ombelicale, imbutiforme, con direzione dall'esterno verso l'intemo, mentre la nettezza dei margini e, in particolare sui vetri, l'assenza di linee di frattura concentriche e la presenza di linee di frattura radiali, indicano trattarsi di proiettili giunti sul bersaglio primario con notevolissima velocità e quindi di colpi esplosi, comunque, da molto vicino. I periti hanno pure confermato che anche per il foro A sul vetro anteriore destro, andato in frantumi durante il trasporto, valgono le stesse considerazioni, tenuto conto delle caratteristiche rilevate in sede di sopralluogo e desumibili dalle foto in atti."




Fig.2


Fig.2b


Fig.3

Fig 3b

Fig.4


Fig.5


Fig.6

Esternamente viene recuperato un bossolo calibro 22 L.R. con la lettera H stampata sul fondello, a circa 110 cm dalla ruota posteriore sinistra(* Fig 7.b, Fig 7c marker 1). Altri due bossoli vengono recuperati all'interno del furgone. Uno sul pianale in prossimita' dello sportello centrale laterale destro, dietro la spalliera del sedile anteriore (Fig 7a), ed uno sul sedile anteriore destro (Fig 7d). Un quarto bossolo verra' recuperato la mattina seguente dal maresciallo Storchi con l'ausilio del metal detector. Non essendo al momento del ritrovamento piu' presente il furgone, e' solo presumibile che detto bossolo si trovasse sul lato dx del mezzo, piu' o meno all'altezza della cabina anteriore.




L'anta destra del portellone di accesso al vano posteriore sarebbe aperta, mentre i due sportelli della cabina risulterebbero chiusi e bloccati(Secondo talune testimonianze, compresi i primi carabinieri giunti sul posto, gli sportelli dovrebbero essere stati tutti chiusi e con il portellone centrale accostato, pertanto le foto della scientifica non sarebbero una rappresentazione fedele della scena postcrimine. Ad esmpio la testimonianza di  O.C, che. passando la mattina del sabato attorno alle 8:00 c.a. ebbe poi a riferire:"...mi e' parso che tutte le portiere del mezzo fossero chiuse, ma comunque non vi ho fatto molto caso. Accanto vi era una seconda auto di color bianca forse una A112 o una mini, in quanto era tagliata di dietro e molto larga. A lato vi era un uomo che si stava lentamente avvicinando a detto furgone parcheggiato a tre metri di distanza. L'uomo dall'apparente eta' di anni 40\45 molto robusto, capelli radi e forse anche stempiato,
indossava un paio di pantaloni chiari, era alto almeno 175 cm"
Va anche detto che lo stesso teste nel 1992, e cioe' ben 9 anni dopo il fatto, dichiarera' invece altro, ovverosia di aver notato il furgone con lo sportello aperto e una persona anziana ferma davanti allo stesso e intenta a guardare all'interno. )
All'altezza dello sportello anteriore sinistro, sul terreno, giace una grossa valigia blu ('la foto che ritrae il reperto potrebbe pero' essere successiva alle manipolazioni dei rilevatori, tanto che le fonti dibattimentali indicano la valigia ritrovata all'interno della cabina anteriore). Dall'abitacolo proviene la musica dell'autoradio rimasta accesa probabilmente dalla sera stessa dell'omicidio, indicando che forse i due ragazzi al momento degli spari non fossero completamente addormentati o che stessero addirittura chiacchierando.
Sul retro del furgone, sul terreno proprio sotto la marmitta, e in corrispondenza di dove all'interno giace il cadavere del Rush, viene evidenziata una gora di materia apparentemente ematica (Fig.7c freccia rossa)



Fig.7a


Fig 7d

Fig.7b


Fig 7c

I due ragazzi sono stati attinti complessivamente da 7 colpi. Uno dei due (Mayer, Fig.8) verra' ritrovato sdraiato compostamente nella sua brandina, come se fosse stato ucciso istantaneamente nel sonno.


Fig.8

L'altro (Rusch. Fig.9) ha invece avuto il tempo di cercare riparo sul fondo del camper, dove l'assassino lo ha forse finito con due colpi alla testa dopo essere salito a bordo.
Gli esiti peritali suggeriscono come piu' probabile l'ipotesi che il primo colpo sia stato sparato dalla fiancata dx ad una distanza di almeno 40cm dal vetro ( i periti parlano in realta', naturalmente in via presuntiva, di 80-100 cm.), colpendo Mayer sul fianco destro dove si apprezza un forame con tramite che attraversa il fegato, entra in cavita' toracica incontrando il cuore e si ferma all'altezza del polmone sn con esito mortale. L'assassino poi si sarebbe rapidamente spostato su quella sinistra,  distante 3,5 mt da un muretto che corre lungo il furgone dal lato sn, sparando altri due colpi ancora contro Mayer, attinto questa volta al gluteo sinistro ed alla testa, e poi contro Rusch ,sia dal lato sinistro che nuovamente dal lato dx, raggiunto di striscio alla coscia sn e da un colpo trapassante alla mano sn. Salito a bordo l'assassino avrebbe esploso altri due colpi sempre contro Rusch, ucciso da un singolo proiettile allo zigomo sn che raggiunge la parte destra del cervelletto con tramite dal basso verso l'alto.

Ferite Mayer:

1)Un colpo in regione occipitale, con ritenzione del proiettile nel tavolato osseo esterno
2)Un colpo all'ipocondrio destro, con tramite obliquo dal basso verso l'alto e da destra a sinistra che trapassa il fegato, il cuore e il polmeone sinistro, fermandosi nel pettorale sinistro. Esito mortale
3)Ultimo colpo in regione glutea superomediale sinistra, con tramite obliquo dal basso verso l'alto e pallottola ritenuta nello spessore della parete anteriore dell'addome

Ferite Rusch

1)Un colpo corrispondente al labbro superiore sinistro, cui aveva fatto seguito un brevissimo tramite corrispondente allo spessore dei labbro stesso e dei processi alveotari dell'arcata mascellare sinistra, aveva subito una frammentazione disperdendosi nell'arcata dentaria e sulla superficie anteriore dei torace.
2)Un colpo in regione zigomatica mascellare sinistra, con tramite obliquo dal basso in alto. Proiettile entrato in cavita' e ritenuto in regione occipitale. Esito mortale
3)Un colpo alla piega tra il primo e il secondo dito della mano sinistra
4)Ultimo colpo di striscio alla coscia sulla faccia laterale del terzo superiore

Alcune escoriazioni ad un ginocchio ed alla gamba sinistra



Fig.9





Nonostante le accurate ricerche, con tanto di metal detector dell'esercito, non verranno recuperati altri bossoli. L'esame balistico stabilira' che ad aver sparato e' la famigerata beretta della serie 70, e che sono stati usati, per la prima ed unica volta, sia palle ramate (almeno una) che a piombo nudo.

Il medico legale, prof. Mauro Maurri, datera' l'ora della morte tra le 23:00 del venerdi 9 e l'1:00 del giorno 10 settembre.(23-26 ore dall'esame fatto alle 23 di sabato)

A poca distanza dal furgone (Freccia B, Fig.11. Secondo il maresciallo Storchi a 10\15 mt , secondo l'ispettore Autorino a 30 metri!) in mezzo alla vegetazione e subito dietro il muretto a secco che corre sul lato sn del camper (freccia A Fig.11 posizione ricostruita), saranno repertate varie pagine di riviste pornografiche lasciate di recente, alcune a contenuto gay (Fig.10) che, almeno secondo gli agenti che le repertarono, indicherebbero la probabile e assidua frequentazione di guardoni .



Fig.10

Fig.11

I due giovani vengono identificati come Uwe Rush e Horst Meyer, due turisti provenienti da Monaco di Baviera entrambi di 24 anni. L'omicidio di due ragazzi di sesso maschile fara' ritenere agli inquirenti che l'assassino abbia sbagliato ad identificare Rush scambiando la sua folta capigliatura bionda per quella di una donna.
Nei giorni successivi vengono ascoltati diversi testimoni, tra cui una coppia che aveva notato gia' da tempo i due ragazzi accampati nello spiazzo a varie ore del giorno(N.B. Da accertamenti testimoniali eseguti su rogatoria, risulta invece che le vittime sarebbero partite da Monaco il 7 Settembre). Normalmente li vedevano la mattina quando facevano colazione, poi sparivano per tutto il giorno, e quindi ricomparivano la sera intorno alle ore 20:00. In particolare il signor  Nenci riferi' di aver visto la mattina del 9, verso le 7:30, un auto 128 rossa targata FI vicino al camper e che la propria moglie, la mattina del 10 circa alla stessa ora, aveva invece notato un auto chiara di media cilindrata. La testimonianza verte anche sull'aspetto di Rush, che pero' la signora Nenci, nella testimonianza del 1994, dira' di aver subito riconosciuto come maschio per via della barba da lui portata a foggia di pizzetto (Dato , quest'ultimo, che pero' contrasta con le evidenze dei rilievi. Sui verali dell'epoca manca inoltre alcun riferimento all'aver visto gli occupanti del camper). In base ad altre testimonianze si accertera' inoltre che quel Venerdi' il camper sicuramente arrivo' nello spiazzo dopo le 20:00 e prima delle 22:30, ma che almeno fino alle 1:00 non ci furono rumori di spari in quanto proprio fino a quell'ora alcuni abitanti della zona erano rimasti all'aperto (La Nazione 11 Settembre 1983).
Altra testimonianza verbalizzata e' quella del metronotte Menichetti, che vedrebbe il furgone parcheggiato in quello stesso posto alle ore 9:30 di sabato, ovverosia ad omicidio avvenuto. Ricorda il Menichetti di aver anche notato la presenza di una 126 bianca parcheggiata a qualche metro di distanza dal furgone, con l'adesivo del limite di velocita' 90km\h posto sul cofano posteriore a sinistra della targa e con lo sportello sinistro leggermente aperto da cui usciva il lembo di uno straccio. (Nella sua requisitoria del 2007, il PM Canessa -processo Mostro-ter 2007- attriuisce sempre al Menichetti anche l'avvistamento del furgone fermo su via degli scopeti davanti a villa Ruffo. Il teste di questo episodio sarebe pero' altro metronotte-vedi nota successiva-)
La sera stessa del 10, Rolf Reinecke ammettera' di aver gia' notato il furgone la mattina e di essersi avvicinato a questo senza pero' aver compreso cosa fosse successo. CI saranno almeno due testi, ascoltati poco dopo il fatto, che riporteranno questa attivita' del Reinecke attorno al furgone verso le 8:00 di mattina .
(NB In un articolo de La Nazione, 11 Settembre 1983, Spezi cita invece un altro metronotte, Gian Piero S., che avrebbe allontanato il furgone parcheggiatosi la notte del Mercoledi', o del Giovedi', su via degli scopeti davanti al cancello di una villa non lontana delle cantine Serristori dove il vigilante si stava recando per il solito controllo notturno)

Il 20 Ottobre, il giudice Rotella fa eseguire una ricognizione fotografica dei luoghi in cui vengono immortalate anche le auto ferme nel parcheggio retrostante la villa.  In seguito ci si accorgerebbe che tra queste compare proprio una 126 bianca  e, in base alla testimonianza del metronotte Menichetti, si cerchera' di identificarne  il propietario. A Novembre, il maresciallo Congiu arriva ad un novello abitante della villa, tal Robert Mario Parker (lo stesso che entrera' vent'anni dopo nell'indagine della procura, la quale riterra' , seppur smentita dalla sentenza del processo ai mandanti, di averlo identificato come l' Ulisse citato da Mario Vanni).
Il maresciallo Congiu interroga il Parker a fine Novembre. "-il nominato Mario Parker risponde:'dal 19\10\83 abito in un appartamento di via di giogoli 2b\3. Prima di allora avevo un domicilio in via Fortini a Firenze (Proprio in questo appartamento il 30 settembre il Parker blocchera' e fara' arrestare un giovane ladro che gli si era introdotto in casa). Prima di andare ad abitare in detto appartamento mi sono recato in via di giogoli sempre nel mese di ottobre, escludo che la macchina che lì e' stata vista sia la mia, poiche' la mia mamma me l'ha prestata successivamente' .
Il 17 di novembre, una settimana prima del verbale, era stata sentita la convivente di uno dei figli del proprietario della villa: "effettivamente mi sembra sia' stato ceduto in locazione ad un cittadino amerciano, che si chiama Parker, un appartamento nel condominio dove risiede il Reinecke". Il custode Pratesi, nel 2003, testimoniera'' invece che, per quanto ne sapesse lui, il Parker non era mai stato inquilino della villa...

Lo stesso Pratesi, gia' all'epoca del fatto,  dichiaro' anche di essere passato dal luogo del delitto la mattina di venerdì 9 settembre 1983 verso le ore 11,30, e di aver notato nello spazio dove poi venne rinvenuto il furgone con i giovani uccisi, un ciclomotore tipo Beta  col serbatoio a barilotto, di colore rosso scuro, appoggiato ad un muretto.  Contemporaneamente aveva notato, ad una distanza di 5-6 metri, un po' seminascosto dai cespugli, un individuo dell'apparente età di 45/50 anni, di corporatura un po' robusta, con maglietta a maniche corte a strisce blu e bianche, capelli rari nella parte occipitale, lisci e curati, il quale aveva appoggiato un piede nel piano dei campo adiacente restando semicurvo su una gamba, e guardando attentamente verso il campo con la schiena rivolta verso la strada.  Il Pratesi precisava di non aver visto bene l'uomo poiché costui gli dava le spalle, e che l'altezza poteva essere tra m. 1,65 e m. 1,70.





Errore o necessita?

Fino ad almeno tutto il 1981, tra inquirenti e giornalisti si era fatta largo la convinzione che l'assassino scegliesse con notevole anticipo non solo i luoghi ma anche le sue vittime. Questa ipotesi originava sia da alcune dichiarazioni dei familiari e amici delle ragazze che avevano parlato di possibili pedinamenti riferiti dalle stesse, sia per l'inquietante episodio della telefonata ricevuta dalla signora Cambi prima del ritrovamento del corpo della figlia. C'era poi anche l'apparente analogia fisica... tutte minute con i capelli neri e la carnagione chiara (almeno fino all'82).
Dopo l'episodio dell'83 quell'ipotesi cade rovinosamente, e ad essa si sostituisce quella del killer appostato sin dal calar del tramonto in attesa di vittime totalmente casuali. Ma e' davvero cosi'?
L'assassinio dei due ragazzi tedeschi e' l'errore di qualcuno che non presta la dovuta attenzione alla tipologia delle sue vittime o ha un origine diversa?

Vediamo come si comporta il killer e quali elementi possono aiutarci a formulare un ipotesi :

In primo luogo una coincidenza che all'epoca non poteva essere colta, ovverosia la presenza dei due tedeschi nella piazzola degli scopeti proprio il giorno 8 settembre. Due anni prima cioe' dell'omicidio dei francesi che verranno trucidati (anch'essi due stranieri accampati) lo stesso giorno nello stesso identico posto. Tale coincidenza ci dice quantomeno che le vittime si erano trattenute in un luogo certamente frequentato dall'assassino, e che qiundi potrebbero essere state gia' individuate come tali il giorno prima dell'omicidio.

Secondo: il giorno. Solo in questo caso l'assassino anticipa a venerdi' la data dell'attacco. Perche' farlo quando avrebbe potuto come suo solito colpire in un giorno festivo? La risposta potrebbe risiedere nella necessita' di assicurarsi quel bersaglio, che essendo costituito da campeggiatori avrebbe potuto sfuggirgli a breve. E' possibile che abbia agganciato il camper agli scopeti? E che poi ,essendosi questo spostato, e avendolo il killer ritrovato a giogoli, abbia deciso di colpire anticipatamente per non vederselo sfuggire una seconda volta? Ma se e' cosi', perche' tutta questa necessita' di colpire proprio quel camper?

Terzo, le cartucce. Come gia accennato il killer e' appurato che disponga di due diversi tipi di munizionamento cal 22.LR, ramati (migliore penetrazione) e a piombo nudo (alta deformazione).
I primi sono piu' indicati la' dove si voglia mantenere l'energia cinetica della palla, magari sapendo di dover perforare strutture piu solide per arrivare a colpire il target, o da distanze maggiori. I secondi invece sono particolarmente adatti sulle brevi distanze nei colpi diretti, visto che deformandosi hanno bassa penetrazione ma aumentano il danno dei tessuti. Ora, per assaltare il furgone la scelta tattica migliore sarebbe stata forse quella di caricare il serbatoio in parte con proiettili a piombo nudo, e in parte con proiettili ramati, tenendo questi ultimi in cima alla pila perche' fossero sparati per primi. Ebbene, sembrerebbe questa l'unica volta in cui il killer si sia comportato cosi'. In tutti gli altri casi scegliera' solo o colpi a piombo nudo, o, come nel 68 e nel 74 , forse per inesperienza o forse per questioni di disponibilita' del momento, carichera' solo palle ramate. Se la scelta dei colpi e' stata tattica, allora l'assassino e' uscito di casa con l'arma gia' predisposta per assaltare quel preciso bersaglio.
Quest'ultimo punto e' in realta' indebolito dal fatto che dei colpi repertati sembrerebbe che solo uno sia a palla ramata, sebbene altri potrebbero essere stati esplosi senza raggiungere i ragazzi e perdendosi nell'ambiente.

In ultimo il ritrovamento della rivista fatta a pezzi e lasciata non troppo distante dal furgone. Gia' lo stesso professor De Fazio suggeri' di prendere in considerazione quel reperto come probabilmente collegato all'omicidio, perche' lo stato di conservazione indicava che fosse stato lasciato sul posto molto di recente visto che gli agenti atmosferici non lo avevano minimamente intaccato. La rivista dal nome evocativo, Golden Gay, secondo quanto riferirebbe un avvocato di parte civile non presenterebbe alcuna impronta e sarebbe stata in parte sbrindellata con una lama, elementi che dovrebbero far escludere sia l'azione di un eventuale guardone occasionale, sia il possesso da parte delle vittime. Qualora questo oggetto fosse stato lasciato dall'assassino, vista la tipologia delle vittime, saremmo forse di fronte alla prova che la premeditazione di quel delitto comportasse proprio l'uccisione di due ragazzi maschi.


L'avvocato Luca Santoni Franchetti, parte civile nel primo processo per i familiari dei ragazzi trucidati nel 1985, rimase particolarmente colpito da tale reperto arrivando a ipotizzare che si trattase di un vero e proprio altarino preparato dall'omicida. L'avvocato scopri' tra l'altro che si trattava del 5' numero uscito nel 1981, da cui trasse una suggestiva relazione tra questo particolare e il fatto che quello di Giogoli fosse proprio il 5' delitto. Ma cio' che probabilmente la colpi' maggiormente fu il contenuto della storia che incorniciava le evoluzioni erotiche dei protagonisti: Un tribunale segreto che aveva come suo obiettivo quello di difendere e vendicare gli omosessuali da pregiudizi e conseguenti persecuzioni, delegava ad un gruppo di "agenti" operativi , i Golden Gay per l'appunto, il duplice compito di punire coloro i quali si macchiavano di tali colpe e cavare d'impaccio il malcapitato omosessuale di turno. Nel numero 5 in questione la vicenda narrava di un certo delitto Lacroux e dell'ingiusta persecuzione di un gay incolpato altrettanto ingiustamente dell'omicidio.

L'altezza del killer
Per la prima volta la scena permette di fare alcune considerazioni riscontrabili sulle misure antropometriche dell'assassino. Infatti i colpi sparati dai due finestrini posteriori hanno necessitato della mira attraversa la stretta fascia traslucida superiore (in buona parte questi cristalli sono oscurati). Nonostante questa differenza tra i vari finestrini, il foro di proiettile si trova sostanzialmente alla stessa altezza, tra i 137 e i 140 cm, da che si deduce che il braccio e 'rimasto con la stessa angolazione durante gli spari sia quando la mira era completamente libera, cioe' attraverso i finestrini trasparenti, sia quando era impedita dalla parte oscurata. L'altezza e' la stessa anche per il foro attraverso la lamiera che non ha ovviamente avuto bisogno di alcuna mira, e che e' quindi stato sicuramente sparato usando un alzo del tiro non forzato. Supponendo quindi che sia sempre stata tenuta una mira canonica, i periti De Fazio stimarono in base alle tabelle antropometriche un altezza minima di 180cm. Il grafico di Fig.6 da' un idea di massima della verifica antropometrica, da notare che il foro sul finestrino di destra non oscurato non venne misurato in altezza poiche' il cristallo si ruppe nel tentativo di asportarlo. Quel foro dalle foto sembrerebbe avere avuto un altezza ben maggiore degli altri, circa 145 cm (secondo un analisi piu'dettagliata: 150cm). Questi rilievi sono congruenti con la misura dell'impronta della scarpa taglia 44 rinvenuta a Calenzano, e con l'altezza delle impronte di ginocchia rinvenute sulla portiera impolverata della panda di Vicchio. (NB Parte delle deduzioni peritali sull'altezza dello sparatore venneroinficiate dal fraintendimento iniziale degli stessi periti che fecero le loro considerazioni ritenendo erroneamente che i due ragazzi fossero sdraiati sul pianale e non su un rialzo )

(*) Riepilogo introduttivo al dibattimento del processo d'Appelo Mostro-bis, imputato Mario Vanni, e requisitori PG D.Propato


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