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lunedì 26 gennaio 2009

Tempi e luoghi dei delitti

.







21 Agosto 1968




poco dopo le 21:30 c

Antonio Lo Bianco raggiunge l'abitazione di Barbara Locci a Lastra a Signa, in via 24 Maggio, con la sua alfa giulietta 1300. La donna sale in auto portandosi dietro il piccolo Natalino.

ore 22:15 circa

I tre entrano nel cinema Michelacci, che durante il periodo estivo veniva trasferito all'aperto nei giardini dell'omonima piazza di Signa. Il direttore, Elio Rugi, asserisce di non aver visto il bambino, ma di aver notato che dopo l'entrata della coppia in sala alla cassa si era presentato solo un altro uomo (cit-Storia delle merende infami-. In un articolo de La Nazione di agosto 84 si dice invece, citando lo stesso teste, che dopo la coppia nel cinema entrarono un altra decina di giovani).

ore 0:05-0:15 circa

A seguito della fine del film, il terzetto lascia il cinema Michelacci

ore 2:00 del 22 Agosto

Il bambino, Natalino Mele, suona il campanello della famiglia De Felice. La casa si trova su via del Vingone  a c.a. 2 Km in linea d'aria dal luogo dell'omicidio.

ore 3:00 c.a del 22 Agosto

Il piantone della stazione di San Piero a Ponti, Il De Felice e il Manetti, con l'auto di quest'ultimo, su indicazione del bambino trovano la Giulietta con a bordo i cadaveri di Antonio Lo Bianco e Barbara Locci

Tra le 6:00 e le 7:00 del 22 Agosto

I Carabinieri ussano alla porta di Francesco Vinci

ore 7:00 del 22 Agosto

I Carabinieri suonano alla porta dell'abitazione di Stefano Mele a Lastra a Signa

Descrizione del luogo

Una stradina interpoderale che parte da via di Castelletti, circa 100 mt dopo il bivio per Comeana venendo dal cimitero di Signa, e coore parallela al torrente Vingone. A lato della stradina vi e' un canneto a margine di un fossato, e tutto intorno campagna puntellata di ulivi.

Tempo di percorrenza da piazza Michelacci alla stradina interpoderale 7 minuti c,a
Tempo di percorrenza da casa di Stefano Mele alla stradina interpoderale in bici 20 minuti c.a
Tempo di percorrenza dalla stradina a via Vingone  a piedi (un adulto) 30 minuti c.a
(un bambino) 50 minuti c.a





La stradina come appare oggi. Per gentile concessione de ilbravo






14 settembre 1974

ore 21:00' c.a

Pasquale Gentilcore raggiunge assieme alla sorella la discoteca Teen Club di Borgo San Lorenzo.
Dopo averle dato appuntamento per la mezzanotte e mezza riparte quasi immediatamente alla volta di Pesciola (Vicchio) dove abita la fidanzata Stefania Pettini

ore 21:30 c.a

I due ragazzi imboccano la statale per Borgo San Lorenzo. Da questo momento se ne perdono le tracce fino al ritrovamento dei corpi la mattina successiva (In un articolo del 24 Settembre si parla di una testimone che avrebbe visto transitare l'auto del Gentilcore presso il casello ferroviario di Pesciola poco dopo le 21:15)

ore 23:45

Una coppia, transitando sulla via Sagginalese all'altezza del tratturo dove e' aprcheggiata la 127 del ragazzo, ode due colpi di arma da fuoco. La testimonianza verra' recuperata solo il 23 Settembre poiche' i due non avevano immediatamente ricollegato quegli spari al delitto (Piu probabilmente si vergognavano ad ammettere di essersi appartati in intimita' in zona limitrofa).

tra le 0:30 e l' 1:00

4 ragazzi notano un auto di media cilindrata in sosta nei pressi della strada che va' allo spiazzo.
L'auto ha le luci interne accese ma a bordo non vi e' nessuno.


ore 8:00 c.a del 15 settembre

Un contadino, Pietro Landi, rinverra' l'auto e i due corpi dando conseguentemente l'allarme.

ore 18:30 ca del 15 settembre

Una telefonata anonima fara' ritrovare la borsa della ragazza in un campo di grano a 250 metri circa dal luogo del delitto

Tardo pomeriggio\sera del 16 Settemre

I Carainieri recuperano 5 bossoli cal.22LR dal luogo del delitto


Descrizione del luogo

Un tratturo ai margini di un campo di grano attraversato da filari di viti. A qualche centinaio di metri oltre la via di Rabatta scorre il fiume Sieve

tempo di percorrenza da casa della ragazza: 5min c.a.




La stradina come appariva a meta' degli anni 90. Per gentile concessione di De Gothia
La lapide nera indica il punto dove fu' rinvenuta l'auto

6 Giugno 1981

ore 22:00

Carmela de Nuccio e Giovanni Foggi escono dalla casa dei genitori di lei sita in Ponte a Greve (Scandicci).


ore 22:45

L'abitante di una vicina casa colonica riferebbe di aver sentito della musica provenire dal luogo dell'omicidio che proprio a quest'ora si sarebbe interrotta bruscamente (La Nazione 9 Giugno 81)

ore 23:00 c.a

Il colono che abitava la fattoria a cui si arriva seguendo la stradina noterebbe due macchine diverse appartate in punti limitrofi al lugo del delitto. Tra queste pero' non ci sarebbe la ritmo del Foggi (cit.:La leggenda del Vampa)

ore 23:00 c.a

E.S. viene notato da una coppia appartata su via delle croci a 200 mt dall'incrocio con via dell'Arrigo. Siamo a circa 1.5 km dal luogo del delitto
ore 9:30 c.a del 7 Giugno

Vittorio Sifone, un poliziotto fuori servizio che sta facendo una passeggiata col figlio di 4 anni, scopre la ritmo parcheggiata tra le viti con all'interno il corpo del ragazzo.

tra le 12:00 e le 13:00 del 7 Giugno

E.S. discute dell'omicidio con la moglie

Descrizione del luogo

L'auto e' parcheggiata su un declivio collinare punteggiato da pioppi e vitigni. La collina e' interrotta da una strada sterrata oltre la quale prosegue un campo di ulivi. Non molto lontano scorre il fosso di Mosciano.

I luoghi come sono oggi, per gentile concessione di Segugio


l'ingresso alla piazzola

Il proseguimento della stradina verso la fattoria


Tempo di percorrenza da Ponte a Greve alla stradina che si snoda da via dell'Arrigo: 9min c.a

Video Sopralluogo MSNBC

Video Sopralluogo dariocrime


Video Sopralluogo Flanz





22 Ottobre 1981

ore 22:30 c.a

Stefano Baldi e Susanna Cambi escono dall'abitazione di lui sita in via Mugellese (Calenzano). Direbbero di volersi recare ad un cinema di Firenze, non risulta pero' che siano
stati visti in alcuna sala della citta' (altre fonti indicano che avessero detto di tornare all'abitazione della ragazza).

ore 22:50 c.a

Secondo un vicino dell'abitazione dove presto i due giovani sarebbero andati ad abitare insieme, la golf di Stefano Baldi sarebbe stata ancora parcheggiata in loco e i due ragazzi sarebbero stati visti trasportare dei bagagli all'interno della villetta (La Citta' 29 Ott. 1981)

ore 23:00 c.a

Una coppia di fidanzati appartatisi non lontano dal luogo del delitto, nota inmezo ai campi una persona sui 40 anni vestita con maglioncino a collo alto nero e alta circa 180 cm.


ore 23:30

Come per l'omicidio di giugno la cronaca riporta una imprecisata testimoniaza di un abitante della zona che sentirebbe alcuni colpi a quest'ora (in effetti a poco piu' di 200 mt dal luogo del delitto sorge un piccolo condominio abitato)

ore 0:00 c.a del 23 Ottobre

Una coppia di amici incrocia sul ponte del Molino una alfa Gt rossa che cerca di farsi strada sullo strettissimo passaggio rischiando di urtare la loro auto

tra le 9:30 e le 10:00 del 23 ottobre


A casa della zia di Susanna Cambi arriva una telefonata di un uomo che insiste per parlare con la madre della ragazza. Chiede di avere chiarimenti sulla ragazza, ma la linea si int
errompe a causa di un guasto prima che la signora Cambi possa rispondere.

tra le 10:00 e le 10:30, del 23 ottobre

Due pensionati (un terzo si sarebbe tenuto a debita distanza) che si stanno recando ad un vicino orto scoprono l'auto e i corpi dei due giovani

Descrizione del luogo
Una stradina sterrata di campagna aperta puntellata di ulivi. Sulla destra dell'auto corre un basso canneto a margine di un fossato, da cui perpendicolarmente partono filari di viti distanziati a tre metri. A meno di 100 mt scorre il torrente Marina, che proprio all'altezza della stradina puo' essere attraversato a piedi passando sul ponte pedonale delle bartoline.
Tempo di percorrenza da casa del ragazzo 5min c.a


Video Sopralluogo Dariocrime




19 giugno 1982

ore 22:30

Paolo Mainardi e Antonella Migliorini escono dalla casa di Aliano dopo aver cenato con l'amico di famiglia Leopoldo P.

ore 23:30 c.a

Carlo C., passando su via Virginio Nuova, nota la 147 del ragazzo parcheggiata ancora nella piazzola di sosta.

ore 23:45\55


Due ragazzi in auto (fiat 128), transitando lungo via Virginio Nuova, notano una 147 bianca ferma sul bordo della strada con le ruote posteriori incastrate nel fossato di scolo. Arrivati a Baccaiano decidono di tornare indietro per uno scrupolo
. Scoprono i corpi dei due giovani.

ore 0:30 c.a del 20 giugno

Paolo Mainardi giunge oramai in coma profondo all'ospedale San Giuseppe di Empoli, dove viene preso in carico dalla dottoressa Moni.


Descrizione del luogo


Circa a meta' di via del Virginio Nuova, poco oltre il complesso sportivo, si trova un taglio tra la vegetazione che in quel tratto costeggia rigogliosa la strada. Oltre il roveto si apre un prato che giunge fino
alle pendici di un tratto collinare. Poco lontano scorre il torrente virginio.

Tempo di percorrenza da Aliano a via del Virginio Nuova 5min c.a

Video Sopralluogo MSNBC
Video Sopralluogo Dariocrime




9 settembre 1983

sera dell' 8 settembre

Una guardia giurata, transitando per via degli scopeti, nota un furgone VW con targa tedesca accampato dietro al muro del cancello di accesso ad una villa privata. Dopo averli raggiunti li convince a spostarsi perche' occuperebbero una proprieta' privata.

ore 7:30\8-00 del 9 settembre

Una coppia di coniugi vede il furgone in sosta a via di giogoli, a fianco e' parcheggiato una fiat 128 rossa

ore 8:00 del 10 Settembre
Rolf Reinecke si ferma accanto al furgone per notificare agli occupanti il divieto di campeggio. Bussa ma non riceve risposta, nota poi un giovane apparentemente addormentato e decide di andarsene.

ore 9:30 del 10 Settembre

Una guardia giurata, durante un giro di ispezione alle ville della zona, ricono
sce il furgone VW ancora parcheggiato a via di giogoli. Dira' di aver visto accanto al camper una 126 bianca in sosta a pochi metri da questo.


ore 19:30 del 10 Settembre

Reinecke, non convinto di quello che aveva visto precedentemente, torna al furgone e scopre i cadaveri dei due giovani

Descrizione del luogo

a circa 80 mt dallo svincolo per la Volterrana su via di Giogoli. Uno spiazzo in mezzo ai campi che circondano la stessa via di Giogoli
, e a poche decine di metri dal muretto che delimita il parco di villa La Sfacciata.

Tempo di percorrenza dalla piazzola degli scopeti 11min c.a
(ritornando sulla volterrana da nord)






Video Sopralluogo Flanz

29 Luglio 1984

ore 20:10

Pia Rontini, contrariamente a quanto programmato a causa di un cambio turno al bar "La nuova spiaggia", ove lavorava come barista, torna a casa per cenare con la madre.

 
bar La spiaggia Vicchio

ore 21:05

Nonostante la giornata faticosa, ed un iniziale volonta' di rimanere a casa, la ragazza esce per raggiungere l'abitazione del fidanzato sita nel corso centrale di Vicchio.

ore 21:15

Il fratello di Claudio Stefanacci uscirebbe di casa proprio mentre la ragazza bussa alla porta. Dira' anche di aver trascorso a casa con Claudio buona parte della giornata di domenica per vedere lo spettacolo olimpico alla tv.

ore 21:45

Un testimone, che transitava sulla sagginalese assieme alla moglie, sente distintamente 5 colpi di arma da fuoco. L'identificazione dei rumori e' certa, anche perche' il testimone ha esperienza come cacciatore. Contemporaneamente, da altro punto , un secondo testimone sente gli stessi colpi d'arma da fuoco.

ore 3:00 del 30 Luglio

A seguito di una battuta degli amici della vittima, vengono ritrovati la panda e i corpi dei ragazzi in localita' Boschetta. A fare la scoperta sara' l'amico di famiglia Piero Becherini, elettricista di 37 anni gia' impiegato nel negozio della famiglia Stefanacci.

Descrizione del luogo

Una stradina sterrata che termina sul terrapieno della ferrovia, circondata da un lato da un campo di erba medica, e dall'altro da una collinetta ricoperta da una fittissima vegetazione spontanea. A 5 metri dal fondo della stradina, sul lato del campo di erba medica, c'e' un pilone dell'alta tensione. A poche centinaia di metri scorre il fiume Sieve

Tempo di percorrenza da casa del ragazzo alla Boschetta 7min c.a (mezzo via sagginalese)


Video Sopralluogo MSNBC



8 Settembre 1985


tra le 18:00 e le 19:00 del 6 settembre

Due diversi gruppi di persone notano un uomo alto, vestito con pantaloni blu e camicia chiara a righine, uscire dalla vegetazione in prossimita' della piazzola. L'uomo, infastidito dalla presenza dei testimoni, era rientrato velocemente tra i rovi per poi scomparire (La Nazione 16 settembre 1985).

il 22 settembre La Nazione riferisce che tra le persone che vedono l'uomo il venerdi' pomeriggio ci sono due appartenenti al culto degli Hare Krishna, la cui chiesa si trova a poche centinaia di metri della piazzola. Questi descrivono l'uomo come sopra e aggiungono che avesse un paio di pantaloni blu, ben stirati, ed una camicia a righine. La Domenica mattina la stessa persona verrebbe notata mescolata agli altri visitatori all'interno della villa sede del centro Hare Krishna. Avvicinato da uno dei religiosi si sarebbe allontanato rapidamente senza rispondere all'invito di unirsi a loro

ore 17:30 dell'8 Settembre

Sabrina Carmignani e il suo ragazzo raggiungono in auto la piazzola di via degli scopeti 124, e notano la presenza della tenda e della golf dei francesi. Dopo avervi sostato per circa mezz'ora, ed aver consumato un panino(?), decidono di allontanarsi proprio mentre un auto con un uomo solo a bordo risale la stradina d'accesso. In dichiarazioni successive alla prima verbalizzazzione la Carmignani precisera' di aver abbandonato la piazzola per via del cattivo odore e delle mosche. Sin da subito invece dira' di aver notato del disordine e dello sporco di fronte alla tenda, e almeno ai giornalisti de La Nazione, articolo dell'11 settembre 1985, avrebbe riferito che "dall'apertura della tenda si intravedeva la forma di una persona sdraita"

ore 14:00 c.a del 9 settembre

Luca Santucci, durante una battuta in cerca di funghi, scorge fra il fogliame il corpo di Jean Michelle Kraveichvilj. Tornato precipitosamente a San Casciano avverte del ritrovamento i carabinieri della locale stazione.

Descrizione del luogo: Uno spiazzo in mezzo ad un roveto circondato da pini su una collinetta a ridosso di via degli Scopeti. Lo si raggiunge da una stradina sterrata che corre parallela alla strada per qualche decina di metri. A 400 metri c.a, dalla parte opposta degli scopeti, si trova il cimitero militare americano dei Falciani, 500 metri piu' a sud la villa dove era all'epoca ospitato il circolo culturale Hare Krishna, e di fronte una tenuta colonica il cui ingresso si trova esattamente davanti alla stradina, sempre sul lato opposto degli scopeti.

Video Sopralluogo MSNBC

Video Sopralluogo Dariocrime






domenica 25 gennaio 2009

Scena del crimine omicidio 8 settembre 1985






Fig.1


ore 14:00 di lunedi' 9 settembre 1985

Il figlio di un ristoratore della vicina San Casciano, Luca Santucci, durante un escursione in cerca di funghi in una piazzola sita all' altezza di via degli scopeti civico 124, scopre il cadavere di un giovane sepolto tra il fogliame.
Sulla piazzola vi e' anche una tenda da campeggio, alta 140 cm su un lato , 110 cm sul lato opposto e larga 185 cm .





14:30

Luca Santucci ritorna sulla piazzola con il maresciallo Lodato e l'appuntato Mallone. Giunti sul posto gli inquirenti verificano la presenza all'interno della tenda di un secondo cadavere di sesso femminile e identificano i due ragazzi come Nadine Mauriot (36 anni) e Jean-Michel Kraveichvilj(25 anni).





ore 15:00 Arriva sul posto la Polizia scientifica e inizia il sopralluogo


Dati espunti dal dibattimento del processo di primo grado a carico di Pietro Pacciani:

Percorsi circa 60 mt di uno stradello in salita che si inerpica nel bosco si apre una radura a forma rettangolare di 33x10 mt. Sul terzo destro di detta radura e' presente un passo da cui si accede ad un secondo spiazzo di forma ovoidale, parallelo al primo, lungo 12 mt e largo 3,5 mt.(Fig 7) Sul terzo sinistro , delimitato da una siepe, si trova una golf bianca con targa francese posta a circa 1.5 mt dalla tenda . L'auto ha gli sportelli chiusi a chiave e sul sedile posteriore monta un seggiolino per bambini.

 

Sulla canaletta di scolo, all' altezza della parte terminale del montante sn anteriore, c'e' una picocla macchia di sangue (poi risultato della vittima maschile, freccia rossa Fig.1). L'impolveratura e' uniforme su tutta la carrozzeria, ma sul lunotto posteriore si apprezzano tre frammenti d'impronte per asportazione(Marker K, Fig.6a ) Dette impronte pero' risulteranno non utili al fine di confronti

Da una borsa ritrovata nella tenda vengono recuperate le chiavi dell'auto. Sul sedile dx si rileva una cartina stradale.Sul cruscotto una confezione di mentine, vari fogli , una bottiglia con liquido grigio e una di acqua minerale. Sul pianale posteriore una pompa da pneumatici e una griglia. Sul divanetto due maglioni, un seggiolino per bambini e altro vestiario all'interno di borse da viaggio.
A circa 6 metri dal posteriore dell'auto viene ritrovata la custodia della tenda (Freccia rossa Fig.6a)

La tenda mostra due ingressi. Uno principale orientato approssimativamente verso la strada e uno posteriore orientato verso la radura. Mentre la cerniera del primo e' aperta, quella di quest'ultimo viene ritrovata chiusa, ma sulla meta' destra si apprezza un taglio di 40 cm inferto con andamento dall'alto verso il basso (Fig 8a). Sull'angolo sinistro della parte posteriore viene evidenziato un secondo squarcio a forma di L causato verosimilmente da un proiettile visto che sul telo interno si apprezza un foro ovoidale alla stessa altezza (Freccia rossa Fig.1c, non e' chiara la direzionalita' ma probabilmente si tratta di un foro in uscita).


Fig 1.c


La tenda monta un telo impermeabile esterno di colore grigio e un igloo interno di colore giallo. Sul fondo e' adagiato un materassino gonfiabile su cui e' stato ricavato il giaciglio
All'interno viene trovato un borsone da viaggio con tutte le cerniere chiuse, le scarpe di entrambi, ma stranamente nessuna fonte di illuminazione.

Sul materassino, in decubito laterale sinistro, si trova il cadavere della ragazza. Ha la testa rivolta verso il lato dx della tenda, rispetto all'osservatore posto innanzi all'apertura principale, il braccio sinistro disteso e quello destro piegato sul davanti. Sotto la trapunta, che la copre fino all'addome, ci sono le gambe sovrapposte e leggermente piegate in avanti, con il piede destro che trattiene una maglia che si trova tra la pediera del materasso e la sottostante incerata. Si presenta con uno stato medio di decomposizione, colore marrone molto intenso, gonfiore molto pronunciato e ampie zone di epidermolisi.

L'apertura anteriore della tenda e' sormontata da una retina zanzariera sulla quale si apprezzano 5 fori di proiettile. Detti fori corrono piu' o meno su di uno stesso asse verticale ad una distanza dal margine inferiore del bordo cernierato che va dai 10 ai 56 cm.

Sul terreno, ad 80 cm c.a. dall'entrata anteriore della tenda, viene rilevata una consistente gora di sangue approssivativamente di 20 cm di diametro (Marker E Fig.1, freccia rossa Fig.3b. Risultera' poi essere sangue dello stesso gruppo della ragazza)

5 mt oltre l'ingresso del secondo spiazzo ovoidale, e a circa 13 metri dalla tenda, viene rilevato sul terreno un consistente versamento ematico, all'altezza di un anfratto prodotto artificialmente dal passaggio di una o piu' persone. All'interno di detto anfratto, 1.5 metri oltre il ciglio, e' disteso in posizione supina il corpo della vittima maschile. Ha gli arti superiori ruotati verso l'alto e piegati sopra la testa. Quelli inferiori stesi in avanti che poggiano su di un cespuglio, sopraelevati a circa 50 centimetri dal terreno. Sia sul lato sinistro che su quello destro e' circondato da bidoni di vernice di medie dimensioni (15\20 Lt), con un coperchio in plastica che ne copre parzialmente il capo e che da all'osservatore l'impressione di un tentativo di occultamento accessorio (Il rilevamento dattiloscopico su bidoni e coperchio dara' esito negativo) Anch'egli si presenta alla vista con uno stato medio di decomposizione


Alle ore 17:30 il professor Mauro Maurri esegue l'ispezione cadaverica sul luogo (La Nazione 10 settembre), ma non e' in grado di affermare con certezza l'ora della morte a causa dell'avanzato stato di decomposizione del corpo della donna chiuso nella tenda. Pur propendendo per la domenica sera, non si esclude che l'omicidio sia potuto avvenire il sabato notte precedente (si parla esplicitamente di un margine di errore di 20 ore su 60).
La successiva autopsia, condotta dal prof. Mauro Maurri e dai colleghi Cafaro, Bonelli, e Marini, fara' poi affermare che l'ora piu' probabile sia quella della notte tra domenica e lunedi', 16\18 ore prima dell'esame necroscopico. Morte avvenuta a non piu' di tre ore dall'ultimo pasto, pasta al sugo di pomodoro e forse carne, i cui resti liquefatti vennero ritrovati nello stomaco delle vittime. Nel 1994 verranno recuperate due testimonianze di tal Paolo Bonciani e Gino Borsi, i quali avrebbero riconosciuto i francesi quando la domenica mattina verso le 11 avrebbero fatto colazione presso il bar dello stesso Bonciani. Va rilevato che entrambi vedrebbero solo la ragazza e che il Bonciani indicherebbe una R4 con targa francese, di cui non ricorda il colore, quale autovettura parcheggiata davanti al locale durante ilsuddetto episodio.
Gli stessi testi verbalizzano la circostanza gia il 12\9\85 ma in modo diverso:

Bonciani Paolo:"Dopo essere venuti a conoscenza del duplice omicidio, verificatosi in localita' scopeti, non lontano dalla mia pensione, parlando in famiglia mio suocero mi riferiva che molto probabilmente la donna era entrata nel bar sottostante la pensione o almeno riteneva di averla vista tra gli avventori e di riconoscerla per quella apparsa sul giornale La Nazione" Aggiunge poi di aver notato l'auto Golf con targa francese guardando dalla finestra del locale

GIno Borsi:"il giorno 8, alle 11 circa, ero intento...nel bar della pensione di mio genero Bonciani Paolo e tra le tante persone vi entro' molto probabilmente la donna rimasta vittima del duolice omicidio, da me riconosciuta nella fotografia apparsa sul giornale La Nazione". "La donna era di statura media, corporatura snella, capelli corti scuri, la quale chiese un acqua brillante in lingua italiana, un po' sforzata"

NB In quell'occasione ai testi sarebbe stata mostrata la fotografia del documento della signora Mauriot (la stessa pubblicata su La Nazione), dove ella appare con i capelli tagliati cortissimi (mentre al momento del fatto questi erano lunghi alle spalle ) e con l'aspetto che aveva molti anni prima.
"
Secondo invece i periti dell'equipe De Fazio, e successivamente dalle osservazioni entomologico forensi che il professor Introna fara' nel 2003 sul materiale fotografico, la data piu' probabile sarebbe quella della notte a cavallo del sabato e domenica.



Fig.2



Fig.2b



Fig 2c








Durante il sopralluogo vengono rilevate 9 ferite da arma da taglio (fonte La Nazione 10 settembre 1985) dislocate sulla schiena, sul torace, e al collo. Sul braccio sinistro presenta lesioni definite tipicamente "da difesa". La morte e' avvenuta per anemia acuta da emotorace ed emoperitoneo.

Dall'autopsia risulterebbero invece 13 ferite da arma bianca.
Una, inferta al dorso, localizzata a livello della 5° vertebra dorsale con direzione dall'alto in basso..
Quattro in regione precordiale, con inclinazione dall'alto verso il basso, che avevano leso pleura e polmoni.
Una all'ipocondrio destro con netta inclinazione dal basso verso l'alto, che aveva interessato il fegato.
Due simmetriche, piu' superficiali, in regione iliaca (inguine).
Altre quattro avevano interessato il braccio sinistro e il polso sinistro, quest'ultima aveva intaccato in profondita' il radio lasciando l'impronta a stampo della lama. Proprio da questa ferita fu dedotta dal perito Pierini la forma e l'angolo (20°) del filo di taglio principale. In ultimo veniva evidenziata una ferita profonda al collo che, pur avendo attraversato la trachea da parte a parte, aveva mancato di ledere i fasci vascolari profondi risultando pertanto non mortale.
Viene anche descritta una soluzione di continuo saggittale di cm 1,8 posteriormente sul vertice cranico.

Nel testo "Compagni si sangue", Giuttari-Lucarelli, viene riportato uno stralcio della perizia De Fazio che fa una ricostruzione dettagliata della dinamica di accoltellamento.
[cit.]" Successive- e comunqe temporalmente ben distinte dalle ferite d'arma da fuoco (in ragione di un impossibile utilizzo contemporaneo dei due mezzi da parte dell'aggressore)- si collocano le ferite d'arma da taglio che presuppongono, ovviamente, l'avvenuto raggiungimento fisico della vittima (arrestata nella fuga sia dalla natura dei luoghi-la siepe di rovi difficilmente superabile- che dalle precedenti lesioni- appiunto da arma da fuoco- con conseguente shock psicologico e traumatico).
Lo studio delle sedi e della direzionalita' dei tramiti delle lesioni da taglio autorizza a ritenere che in primis la vittima sia stata raggiunta a tergo dall'aggressore che impugnava il coltello con la mano dx e colpita al dorso da una prima coltellata (senza esito tuttavia, avendo attinto la 5° vertebra dorsale ). Succesivamente, aiutato eventalmente dalla retroflessione alogena del collo da parte della vittima, nella medesima posizione da tergo, l'aggressore puo' aver agito afferrando il collo della vittima col braccio sx e affondando la lama del coltello- impugnato con la dx- in regione cervicale (trapassandovi la trachea, senza colpire, a quanto sembra, il fascio vascolare relativamente retroposto su piani tissutali piu' laterali e piu profondi) con un colpo vibrato quindi da destra a sinistra.
E' verosimile che a questo punto la vittima, ormai esausta, sia stramazzata supina al suolo offrendo il petto all'aggressore che nel frattempo si sarebbe posto vis a vis con essa.
Il cambiamento di piano dei rapporti tra aggressore e vittima spiegherebbe l'opposta direzionalita' dei colpi inferti al torace rispetto a quelli vibrati al dorso e al collo.
I colpi vibrati dall'aggressore che impugnava l'arma con la mano dx, risulterebbero cioe' da dx a sx nella prima fase dell'inseguimento e da sx a dx nella successiva fase di opposizione (per ribaltamento a terra del corpo della vittima)"

Vengono inoltre identificate quattro (cinque?) ferite da arma da fuoco.
1)Una al labbro sinistro che aveva frantumato un dente
2)Una o forse 2 alle dita della mano destra,
3)Una al gomito destro con disintegrazione dell'articolazione
4)Una all'eminenza tenar della mano sinistra



Estratto perizia necroscopica Maurri, Marini et al. in merito alla dinamica della possibile successione dei colpi d'arma da fuoco sul ragazzo


Sulla posizione dell'uomo (vittima) e dell'omicida

...Il K deve trovarsi supino sul materasso, sotto il corpo della M. e cosi' in posizione tale da offrire tutto il lato sx all'omicida. A prescindere dalla ferita al labbro, di cui e' stata ora tentata un'interpretazione*, il K.,in questo momento, non puo' essere colpito che a sinistra, ma ovviamente non al bersaglio maggiore, cioe' la testa e il tronco, sia perche' egli si trova troppo basso sul materassino, sia perche' il corpo della ragazza lo copre e lo protegge parzialmente, solo da questo lato. Se si ammette che la ragazza sia prona su di lui e' logico pensare che egli l'abbracci; in questo modo l'arto superiore sinistro di lui passa intorno alla meta' destra del tronco della M. e si offre completamente libero alla bocca dell'arma e per di piu' ad un'altezza compatibile con la posizione dell'omicida piegato in avanti. In tal modo si possono spiegare sia il colpo trasversale dell'eminenza tenar, sia quello latero-laterale da destra verso sinistra delle ultime dita lunghe.
Se si suppone poi che in quel momento la mano de K fosse poggiata sulla testa o sul collo della ragazza si puo' anche ipotizzare che uno dei due colpi che hanno trapassato la mano del K abbiano poi secondariamente e del tutto superficialmente la fronte della M. con tramite brevissimo e superficialissimo interessante solo i tessuti molli

*Si ipotiiza che i due si stessero baciando quando il primo colpo centro' sia il volto di lei che quello di lui


Secondo la versione ricostruttiva del riepilogo introduttivo al processo d'appello "compagni di merende", basata sulle osservazioni del De Fazio, quella al gomito, come una di striscio ad un dito della mano destra, potrebbe averlo attinto durante la fuga :"...Al tentativo del maschio di fuggire verso la macchina il reo deve aver reagito immediatamente, esplodendo altri colpi verso di lui che oramai gli volgeva il dorso: a questo momento e' possibilmente riferibile il colpo rinvenuto sulla parte posteriore del gomito dell'uomo (causativo e concausativo della frattura comminuta diell'omero)".

L'azione omicidiaria, per quanto riguarda il ragazzo, come dimostrano le abbondanti tracce ematiche lasciate sul terreno (Fig.3), si sarebbe svolta fuori dalla tenda a pochi metri dal punto in cui giaceva il cadavere. Non vengono apprezzate tracce evidenti di trascinamento sul corpo(? In realta' vengono descritte numerose aree escoriate, molte tipo graffiatura e una lunga addirittura 10 cm, sia sul fianco che in regione lombare. Ma vengono descritte numerose piccole escoriazioni sul braccio destro!)

La ragazza e' invece stata assassinata dentro la tenda mentre si trovava probabilmente sdraiata sul compagno. Il tutto, secondo i periti, potrebbe essersi svolto in un arco temporale non superiore ai 9 minuti.



Fig.3


E' stata attinta da 3 colpi di cal 22.LR al capo che ne hanno causato il decesso in pochi minuti, e da un quarto che ha attinto l'emitorace sinistro in corrispondenza del seno che verra' mutilato successivamente.
1)Un colpo transfosso alla fronte, superficiale
2)Un colpo alla fronte con passaggio in cavita' e con esito mortale
3)Altro colpo alla guancia destra (in dibattimento il perito parla invece di zona latero cervicale sx non penetrato in cavita'. Pare pero' evidente che abbia confuso le varie ferite nell'esposizione verbale del dibattimento)
4)Ultimo colpo all'emitorace sinistro, superficiale
Tutti i colpi al capo risulterebbero grosso modo paralleli all'asse maggiore del corpo

Sul collo presenta una profonda feritra d'arma bianca probabilmente inferta in limine vitae. L'assassino, secondo la perizia Maurri, potrebbe aver estratto parzialmente il corpo fuori dalla tenda afferandolo per i piedi, compatibilmente con il sanguinamento presente sul terreno a 80 cm dall'apertura (Fig 3b), ed ha compiuto l'escissione del pube sempre con la medesima tecnica ed in modo analogo al caso precedente. Secondo la perizia De Fazio, invece, le mutilazioni sarebbero avvenute all'interno della tenda:"...Non vi sono segni di trascinamento del cadavere, essendo tutte le macchie di sangue riferibili a scolatura e imbrattamento dalla fonte principale. A tal propositoe' da sottolineare come sul dorso della donna siano evidenti tracce di scolatura di sangue come per materiale caduto dall'alto: esse sono state probabilmente prodotte dal seno oramai prelevato e tenuto sollevato dall'aggressore con una o entrambe le mani al termine dell'operazione asportativa. Vi e' anzi da ritenere che, al termine di questa prima fase dell'esecuzione delittuosa, l'attore abbia appoggiato tale primo feticcio fuori dalla tenda, dove appuntpo in sede di indagine di sopralluogo era stata descritta una piccola ma consistente gora di sangue"

Sul corpo della giovane verrebbero rinvenute anche strane lesioni contusive alla faccia e alla testa, tanto da indurre il perito a porsi alcuni quesiti sulla loro genesi senza riuscire a darsi peraltro una risposta:

1)il primo: che nell'interno della tenda e nelle immediate vicinanze di essa non e' stato trovato alcun mezzo capace di produrre tali lesioni. Questa difficile collocazione dipende dal fatto che non sono nemmeno identificabili per approssimazione i mezzi responsabili di queste lesioni

2)il secondo: che nell'ambito delle modalita' con cui e' stato portato a termine il duplice omicidio non trovano spiegazione logica ne finalistica i tre colpi presuntivamente vibrati alla fronte e al mento della donna

L'assassino sarebbe ' poi passato all'asportazione del seno sinistro mediante un movimento rotatorio della lama in senso orario che lascia un numero esiguo di segni da interruzione e ripresa, (Durante il dibattimento del 25 Maggio 1999 si sostiene invece che gli stessi periti abbiano indicato l'asportazione del seno come probabilmente precedente a quella del pube almeno in base elle tracce ematiche sul materassino). Le modalita' con cui vengono eseguite le mutilazioni sono del tutto simili a quelle viste nell'omicidio di Vicchio, anche se questa volta viene notata una differenza di efficacia del filo della lama tra l'escissione del pube e quella del seno, risultando quest'ultima meno netta Il corpo e' stato quindi spinto all'interno della tenda in modo da nasconderlo alla vista, come dimostra la posizione del cadavere che certamente e' stato riposizionato dopo l'esecuzione delle mutilazioni quantomeno in ragione della posizione sul fianco sinistro.




Fig.4


Fig.4b


All'interno della tenda, quasi davanti all'apertura, viene repertato un bossolo cal.22 LR Winchester con la lettera H stampata sul fondello.
Altri 2 bossoli analoghi si trovano sparsi sul terreno a destra del fronte della tenda. In un secondo momento i bossoli ritrovati diventano pero' 9, recuperati con l'ausilio del metaldetector la mattina successiva (Fig.4b),

1 bossolo all'interno della tenda quasi sul bordo esterno,
6 davanti all'entrata (Fig.4c),
2 sul lato destro della tenda, sempre guardando l'apertura, di cui uno in posizione arretrata vicino al tronco dell'salbero (marker D di Fig.5 e Fig.6), ed uno poco oltre lo spigolo destro della tenda (marker C di Fig.5 e Fig.6).




Fig.4c

In prossimita' della chiazza di sangue rilevata vicino al bosco, dovuta ai colpi di arma bianca inferti al ragazzo o all' esito dell' emmorragia al gomito, viene repertata l'impronta profonda di un tacco appartenente ad una scarpa numero 44, un impronta che secondo i periti di Modena avrebbe quella profondita' per via del caricamento da sforzo, forse prodotto dal sollevamento del corpo della vittima qualora l'impronta appartenesse davvero all'assassino (Successivamente pare che detta impronta sia stata poi attribuita ad inquinamento della scena).




L'entrata della tenda e' sul lato contrassegnato dal marker con la lettera E.
Fig.5



Fig.6




Fig 6a


Secondo i giornali dell'epoca verrebbero anche ritrovati fazzoletti di carta appallottolati ed imbrattati di sangue, che risulterebbero provenire dal rotolo di carta assorbente rinvenuto nella tenda (Fig.6b) e che dovrebbero indicare il tentativo dell'assassino di ripulirsi dal sangue delle vittime subito dopo l'atto omicidiario. A tal proposito pero' va ricordato che tale circostanza non viene menzionata, anzi forse addirittura esclusa, durante l'escussione nel 1994 dell' ufficiale di PS che condusse i rilievi.



Il 4 Ottobre, due ragazzi di Prato, fratello e sorella , insieme ad un loro amico di Firenze, curiosando al limitare del bosco intorno alla piazzola (Fig.6c) trovarono una garza macchiata di sangue accanto ad un paio di guanti in lattice, rivoltati e riposti dentro la busta che li conteneva originariamente(La Nazione 10 Ottobre 1985). Con un ritardo di circa una settimana fu appurato che quel sangue non era di nessuna delle due vittime, ma che difficilmente poteva essere ricondotto all'assassino visti i minuziosi controlli che vennero fatti in occasione del sopralluogo del 9 e 10 Settembre.



Fig.6b



Fig.6c


Epilogo

Martedi' 10 Settembre

Alle ore 10:30 giunge presso gli uffici della procura della Repubblica di Firenze un plico sigillato sul quale un anonimo mittente ha composto l'indirizzo ritagliando (ma non con le forbici) le lettere dalle pagine di alcuni settimanali popolari. La notizia verra' diffusa al pubblico solo il 26 Settembre con un ansa di poche righe giunta alle 14:26 e che rimanda alla prossima pubblicazione da parte del settimanale Epoca. Sebbene il destinatario di quella busta sia il sostituto procuratore Silvia della Monica, non piu' sul caso dall'inizio del 1984, ad aprirla saranno per sua fortuna i funzionari della cancelleria. All'interno vi e' un lembo del seno della giovane Mauriot, di 2.8cm x 2cm, spesso solo 3 millimetri. Il lembo e' stato avvolto in un fazzoletto e sigillato in un foglio di cellophane prima di inserirlo nella busta, con l'ovvio duplice intento di preservarlo e impedire l'imbrattamento dell'involucro esterno . L'indirizzo reca un chiaro errore ortografico, avendo composto la parola Repubblica con una sola B, mentre l'affrancatura di 450 Lire e' sufficiente per l'invio di una lettera fino a 20gr. Il tutto e' stato imbucato in una cassetta di San Piero a Sieve certamente prima delle 12:00 del Lunedi', quando cioe' il servizio postale ebbe completato lo svuotamento di tutte le 11 cassette del paese. Pur senza una certezza assoluta, la cassetta verra' individuata in quella di fronte al bar Massimo, sulla provinciale verso l'uscita del paese, ma circondata da abitazioni su entrambi i lati. La cassetta, installata su una banchina di separazione tra la provinciale (a 11.8km dall'uscita del casello A1 Barberino) e la strada parallela adibita al traffico locale, era pero' nascosta da una folta siepe che la rendeva invisibile al traffico di passaggio.




Una o piu' persone?


la corsa del ragazzo: Con estrema probabilita' la direzione presa dal ragazzo durante la fuga dalla tenda, a destra verso l'auto e poi in direzione del bosco, e' stata obbligata dalla presenza dell'assassino, con il quale potrebbe forse essersi scontrato. Una seconda persona avrebbe probabilmente inseguito il ragazzo anche perche' sarebbe stata questa a tenere in mano il coltello con cui poi e' stato finita la vittima. Appare quindi inverosimile che lo sparatore abbia esploso ulteriori colpi in prossimita' della tenda verso il ragazzo, ma necessariamente anche verso il complice che doveva inseguirlo.




La visibilita': Si deve considerare quantomeno probabile che sia i ragazzi dentro la tenda, che il killer, avessero a disposizione una fonte d'illuminazione (A tal proposito pero' pare che all'interno della tenda non sarebbe stata rinvenuta alcuna lampada o torcia). L'assassino infatti doveva mettere in conto l'eventualita' di mirare un bersaglio dentro una tenda praticamente al buio totale nonostante il terzo di luna. Dovremmo quindi supporre che il killer abbia dovuto prevedere l'uso quasi contemporaneo di almeno tre oggetti diversi, se davvero il taglio sul retro della tenda e' stato simultaneo all'aggressione e non gia' presente da tempo per altri motivi accidentali (in Fig.8 il tratteggio verde dovrebbe indicare la forma del taglio, inferto forse dal basso verso l'alto. Da notare che l'asola di sinistra dello squarcio per un terzo della lunghezza segue il tirante della tenda, come se questa fosse stata montata con il taglio gia' presente). Tali oggetti sono ovviamente il coltello, una torcia e la pistola, usati previsualizzando la seguente dinamica: Possibile taglio della tenda, messa in sicurezza del coltello ed estrazione della pistola tenendo la torcia con l'altra mano. Avrebbe poi dovuto accendere la torcia solo dopo (o contemporaneamente) aver esploso il primo colpo per evitare di rovinare l'effetto sorpresa. Questa dinamica presenterebbe pero' un incongruenza palese dovuta all'evidenza che davvero i ragazzi sarebbero stati colpiti mentre erano l'una sull'altro con le teste rivolte verso il lato destro della tenda guardando l'apertura. Infatti il taglio della tenda avrebbe comunque rovinato l'effetto sorpresa indipendentemente dall'uso della torcia, cosa che apparentemente non si e' verificata se i ragazzi hanno mantenuto davvero quella posizione reciproca fino al momento degli spari. Ricorrendo all'azione di due persone diverse si potrebbe risolvere il problema della simultaneita' del taglio e degli spari quasi contemporanei, salvo avere l'uomo col coltello sulla linea di fuoco dello sparatore, cosa ancora una volta decisamente inverosimile.

Fig.8


Fig.8a

La posizione dei corpi: Il corpo del giovane, alto 170 cm ma di struttura atletica, viene ritrovato ad un paio di metri da dove e' stato materialmente colpito e in una posizione piuttosto ordinata. Infatti ha le braccia distese in avanti e le gambe distese anch'esse in asse con il busto. La testa e' rivolta verso il centro della piazzola e i piedi sono sollevati in quanto poggiano su di un cespuglio, una posizione che all'epoca suggeri' ad alcuni un lancio del corpo da posizione elevata. Furono rinvenute inoltre abbondanti tracce ematiche sul fogliame circostante ad un altezza notevole (Probabilmente dovute all'azione di detersione della lama durante i colpi portati al collo con un ampio caricamento del braccio, e notevole velocita'). Nel caso di due persone, sempre a mio modesto parere, il modo piu' naturale per scagliare un corpo a distanza sarebbe quello di afferrarlo uno per le braccia e l'altro per le caviglie, facendolo conseguentemente oscillare prima del lancio. In questo caso e' arduo immaginare come una tale modalita' possa aver conseguito quel risultato. Alternativamente due persone, perche' il corpo assumesse quella posizione, avrebbero dovuto sollevarlo ciascuna afferrandolo per le estremita' e trascinarlo tra i rovi.
Una persona sola avrebbe probabilmente trasacinato il corpo dentro la discarica, cosa che peraltro, in entrambi i casi, spiegherebbe in modo semplice la posizione distesa e i piedi abbandonati a fine corsa sopra il cespuglio. Da notare che i rovi su cui poggiavano i piedi erano intatti, pertanto l'eventale trascinatore non avrebbe potuto procedere oltre detti rovi all'indietro lasciando poi le estremita' cadere sul cescpuglio

Il corpo della vittima femminile e' stato probabilmente estratto per eseguire le escissioni, almeno stando alle tracce ematiche sul terreno davanti all'apertura della tenda, e successivamente riposto all'interno per nasconderlo( In verita' a tal proposito va riferita l'osservazione del De Fazio, per il quale invece le tracce ematiche non mostrerebbero evidentemente questo spostamento, ma a dire il vero neppure la presenza di qualcuno nella tenda dopo l'omicidio vista l'assenza di alcuna impronta). L'assassino non esegue quindi il suo macabro rituale dentro la tenda, cosa che puo' essere facilmente spiegata con la necessita' di ridurre l'imbrattamento e con le difficolta' di muoversi agevolmente in un ambiente ristretto. Purtuttavia questo comportamento potrebbe essere in parte spiegato anche con la necessita' di continuare ad avere il controllo della scena durante la complessa operazione delle escissioni, in modo da evitare di venire colto di sorpresa all'interno della tenda nel caso fosse improvvisamente sopraggiunto qualcuno. Una tale spiegazione potrebbe quindi indicare la mancanza di un secondo uomo in grado di controllare il luogo mentre il primo era necessariamente distratto dalla macabra operazione delle escissioni.


Le ferite da taglio: Il perito Maurri all'epoca evidenzio' una differenza tra il filo della lama che venne usata per la mutilazione del seno e quella usata per l'altra mutilazione . Da questa "evidenza" si trasse la conclusione che l'assassino potesse aver usato due differenti strumenti , una conclusione a mio parere del tutto verosimile. Sempre a mio modesto parere, la notevolissima uniformita' di esecuzione della mutilazione del pube nei vari delitti ben si sposerebbe con l'uso di uno strumento regolabile, quale ad esempio un taglierino. Un tale strumento pero' difficilmente sarebbe in grado di eseguire la mutilazione ben piu' impegnativa della mammella, mentre per questa sarebbe forse piu' adatta la lama robusta e lunga di un coltello, necessariamente meno affilata anche visto lo sfacelo appena compiuto sul ragazzo con detto strumento.
Nella dinamica piu' probabile del delitto, l'assassino si sarebbe ritrovato con il coltello in mano gia' prima di iniziare le sue orribili operazioni sul corpo della giovane, e pertanto potrebbe avere per l'appunto eseguito, come sostenuto in dibattimento nell'udienza del 25 Maggio 1999 , l'escissione del seno prima dell'altra . Daltro canto questa ipotesi viene fatta nella stessa perizia De Fazio, pag 27:"...Dopo aver ucciso la vittima maschile il reo e' presumibilmente tornato sui suoi passi e, operando all'interno della tenda avtrebbe iniziato con calma la rituale escissione dei feticci: come detto dapprima il seno(con le citate difficolta' di affilatura del mezzo tagliente), quindi il pube(dove tali difficolta' di affilatra non appaiono piu' documentabili); il che renderebbe possibile l'ipotesi che disponesse di un secondo coltello (o di uno strumento affila lame)". Tracce della dentellatura zigrinata dell'arma bianca ( Fig.9, a parlarne e' l'avvocato Filasto' durante la requisitoria della difesa al processo Vanni) sembra le si possano riscontrare sul margine di taglio come conseguenza della rotazione della lama che, spinta in profondita', comincia a ledere i tessuti su ambo i lati. Successivamente il killer potrebbe aver riposto il coltello per eseguire l'escissione rimanente attraverso appunto l'uso del taglierino gia' regolato alla giusta lunghezza.







Condizioni meteo




Una possibile ricostruzione:Prendendo come base di partenza la possibilita' che i due ragazzi siano stati attinti dai colpi di pistola mentre ancora si baciavano, bisogna ritenere che l'omicida sia riuscito a porsi a breve distanza dall'apertura della tenda senza fare alcun rumore. e senza allertare in alcun modo le vittime La scarsezza di visibilita', solo in parte attenuata dalla luna che in quest'occasione esponeva un Primo Quarto, deve aver posto piu' che negli altri casi difficolta' di valutazione da parte del l'omicida che in questo ha dovuto individuare i bersagli dentro una tenda apparentemente buia (in virtu' del mancato ritrovamento all'interno di una fonte di illuminazione durante il sopralluogo). Lo stato della zanzariera indica che almeno cinque colpi sono stati portati dall'esterno contro l'apertura completamente o parzialmente chiusa, con i bossoli rinvenuti in numero di 6 a breve distanza dal bordo d'entrata che fanno ritenere la posizione dell'assassino molto prossima alle vittima A tal proposito e' da valutare la possibilita' che in realta' la zanzariera fosse completamente aperta e arrotolata su se stessa, bloccata sul lato superiore magari con un laccio, e che solo uno o due colpi l'abbiano attinta trapassandola piu' volte: questo spiegherebbe i 5 fori sulla stessa linea verticale con l'ultimo a soli 10 centrimeti dal lato inferiore della cerniera, un dislocamento decisamente singolare e difficilmente frutto della mira di uno sparatore in tiro dinamico.  SI potrebbe immaginare che i lembi del telo esterno fossero accostati, cioe' nella stessa posizione in cui vennero ritrovati al momnto della scoperta dell'omicidio il 9 pomeriggio (con la cerniera aperta stando al verbale della scientifica). L'omicida pertanto potrebbe aver tirato di lato con il polso che brandiva l'arma uno dei lembi aprendo l'altro con la sinistra per ottenere la migliore visuale possibile, iniziando poi a sparare verso le sagome delle teste appena definite. La posizione della mano armata a ridosso del lembo potrebbe quindi spiegare il rinvenimento di buona parte dei bossoli a poche decine di centimetri dall'apertura della tenda, poiche' rimbalzati contro la parte interna del lembo appena accostato. Un colpo ulteriore potrebbe essere stato esploso con la mano oltre il bordo cernierato a confutare quindi la presenza di un bossolo sul materassino. Dopo questa prima fase di sparo la situazione potrebbe essere stata la seguente:La vittima femminile agonizzante e quella maschile solo tramortita, magari anche riavutasi ma rimasta paralizzata piu' che dalla paura da un noto modulo comportamentale di difesa che la nostra specie condivide con molte altre. Questa mancanza di reazioni e movimenti nella tenda potrebbe aver indotto l'assassino a ritenere quantomeno neutralizzate le vittime in realazione ad una possibile fuga o reazione violenta e a interrompere quindi prematuramente l'azione di sparo,  La presenza del ragazzo posto tra l'apertura e il corpo della ragazza potrebbe averlo infine indotto a cambiare la strategia previsualizzata, e che probabilmente comportava la parziale estrazione del corpo femminile dall'apertura principale cosi' da attuare le mutilazioni fuori dalla tenda, sia per le difficolta' oggettive di farle all'interno, sia per mantenere il controllo della scena esterna. Proprio questa seconda necessita' potrebbe avergli suggerito ancor di piu' di praticare un accesso sul posteriore della tenda in modo da estrarre il corpo della ragazza piu' agilmente senza scavallare il corpo del ragazzo, ma anche per frapporre tra se e l'accesso allo stradello la sagoma della tenda in modo di risultare nascosto alla vista di un eventale testimone sopraggiunto con l'auto.
Riposta la pistola in qualche modo, e estratto il coltello, l'assassino si sarebbe portato pertanto sul lato posteriore della tenda iniziando a praticarvi uno squarcio per ottenere l'accesso, ma proprio al primo affondo di lama il ragazzo, ancora vivo, avrebbe realizzato che la via di fuga era finalmente libera tentando cosi' di scappare. I movimenti necessariamente goffi della vittima, che tenta di sollevarsi per guadagnare l'uscita, avrebbero allertato il reo che, fermata l'operazione di taglio, avrebbe recuperato di corsa il fronte della tenda sbarrando la fuga del ragzzo verso la strada e obbligandolo a tagliare alla sua destra, e all'indietro, verso la golf dove e' stato appunto rilevata una piccola traccia ematica. L'omicida avrebbe quindi prima tentato di inseguirlo avventandosi nella stessa direzione, poi, visto lo scarto della vittima verso il bosco, avrebbe tagliato davanti alla tenda correndo verso lo spiazzo ovoidale per chiudere a sua volta la fuga del giovane, intercettandolo infine nel luogo dove e' stato rinvenuto lo svaso ematico. A questo punto, ucciso il K e trascinatolo nell'anfratto, sarebbe tornato alla tenda estraendo il corpo della ragazza dall'apertura anteriore non essendoci piu' l'impedimento del corpo del ragazzo e rinunciando, visto l''imprevisto, al nascondmento dietro la tenda durante l'operazione nefasta delle escissioni.

















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