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sabato 6 giugno 2009

Ricostruzioni giornalistiche dell'epoca

.

Quella che segue e' una sintesi delle ricostruzioni giornalistiche delle note biografiche, e degli ultimi momenti trascorsi dalle vittime, che sono apparsi sulla Nazione tra il 1974 e il 1985


1974

Stefania Pettini aveva compiuto 18 anni da non molto e, dopo essersi diplomata al Tornabuoni di Firenze, era stata assunta da alcuni mesi come segretaria alla MAGIF, azienda tessile sita in via Stradivari sempre a Firenze. Due anni prima aveva conosciuto Pasquale Gentilcore frequentando il locale La Spiaggia di Vicchio, uno dei locali del Mugello battuti dai giovanissimi della zona come lei, che viveva nella frazione di Pesciola. Pasquale invece risiedeva a Pontassieve, o meglio a Molin del Piano, una frazioncina a 20 chilometri da Vicchio, collegata con il Mugello e con Firenze dalla Statale 551.
Il ragazzo aveva trovato un lavoro come barista allo spaccio interno della direzione centrale della SAI di Firenze, ma da qualche mese era stato promosso a "centralinista" sempre nella stessa azienda.
Nonostante vivessero in luoghi diversi avevano preso come punto di ritrovo il bar Stellini di Borgo san Lorenzo, e qui avevano molte delle loro amicizie comuni, con le quali capitava di trascorrere serate nella discoteca TeenClub di via primo Maggio.
Nonostante avessero passato quell'estate separati, Stefania si era infatti recata a Riccione con le sue amiche, al ritorno dalle vacanze la loro storia sentimentale aveva ripreso con vigore



Il pomeriggio del 14 settembre, un sabato, Pasquale e Stefania non avevano avuto occasione di incontrarsi, tanto che Pasquale si era recato da solo a Firenze per acquistare un nuovo paio di Jeans, gli stessi che si sarebbe portato dietro quella sera in modo da farli vedere alla ragazza.
Poi, dopo cena ,verso le 21:00, Pasquale era partito da Molin del Piano diretto alla discoteca TeenClub, accompagnato dalla sorella Cristina.
Dopo aver lasciato la sorella davanti al locale si era diretto verso Pesciola per prelevare la fidanzata, con la quale avrebbe dovuto raggiungere la sala da ballo.
Gia' prima pero' di ripartire da Borgo aveva avvertito la sorella che avrebbe potuto tardare, facendole comunque presente che per la mezzanotte e mezza sarebbe stato li a riprenderla, e raccomandandosi anche che in quel caso non avrebbe dovuto tardare ad uscire.
Alle 22:00 Pasquale carico' Stefania, e da Pesciola si immise sulla statale diretto a Borgo. Da quel momento i due giovani non furono piu' visti in alcun altro luogo fino al ritrovamento dei corpi il mattino successivo

1981 Giugno

Carmela de Nuccio era nata a Nardo' di Puglia, poi, ancora adolescente, si era trasferita a Firenze al seguito della famiglia. Il padre Vito aveva trovato lavoro come pellettiere presso la Gucci, e cosi' si erano stabiliti a San Giusto in via Ponte a Greve. Mentre il fratello piu' grande si era arruolato in Polizia, Carmela aveva iniziato a seguire le orme del padre, prima cominciando a lavorare presso una pelletteria di San Giusto dove si fabbricavano borse, poi trovando attraverso il collocamento un altro lavoro presso la AGI di via Ponchielli a Scandicci, sita in uno stabile occupato anche da altre aziende del ramo come ad esempio la Sabor.
Qui aveva cominciato a lavorare solo dai primi di Marzo, ma gia' si era fatta ben volere.
Dopo una storia sentimentale con un suo coetaneo aveva preso a frequentare Giovanni Foggi, un dipendente dell'Enel di 30 anni che si era stabilito con i genitori e le sorelle a Pontassieve nel 1972. Dopo appena sei mesi la storia stava sfociando in un matrimonio



La domenica del 7 Giugno serabbero dovuti andare al mare, e della cosa ne discutevano dal lunedi', fino al giovedi' quando presero la decisione definitiva
Martedi' Carmela ed Elena, una collega di lavoro, si mostrarono a vicenda le foto dei fidanzati, ed Elena riconobbe Giovanni come uno di quelli che andava a ballare ai Tigli. La ragazza mostro' tutta la sua ingenuita' palesando una certa gelosia, che probabilmente quella sera le causo un po' di tensione col ragazzo, tanto che il mercoledi' si lamento' che Giovanni non l'avesse piu' richiamata. Quella sera il ragazzo invece la ando' a prendere al lavoro, anche se appena scesa verso la macchina ebbero una breve discussione . Il giovedi' poi si riappacificarono con una telefonata fatta da Giovanni addirittura in pelletteria, e programmarono l'uscita al mare di Domenica La ragazza era solo preoccupata per il costume, che pero' non era riuscita a comprare il venerdi', poiche' era uscita dal lavoro dopo le 19:30
Nel tardo pomeriggio del sabato Giovanni raggiunse Carmela a casa dei genitori di lei. Qui cenarono e discussero del matrimonio che era gia' stato deciso per Maggio. Poi, verso le 22, uscirono con la scusa di un gelato, da quel momento pero' se ne persero le tracce fino al mattino successivo


1981 Ottobre

Stefano Baldi viveva a Prato in via Mugellese, frequentava il campo delle bartoline sin da ragazzino dove era solito andare a giocare a pallone, una sua grande passione. Due anni prima gli era morto il padre per una malattia incurabile, ed era rimasto solo con la madre. Allora aveva interrotto gli studi in medicina e si era messo a fare l'operaio alla stura di Vaiano, mostrando sin da subito notevoli qualita'. Con Susanna Cambi stava da 7 anni, da quando cioe' si erano conosciuti a Viareggio nel 1973 allo stabilimento Genova. Prima la ragazza era solita frequentare d'estate la zona del Mugello, a Padulivo, dove la famiglia aveva una seconda casa
La ragazza frequentava la chiesa di san Jacopino, era rimasta orfana di padre diverso tempo prima, e aveva una sorella di 19 anni, Cinzia, diplomata alle magistrali, e in procinto di diventare maestra elementare Erano proprietari di un villino in via Bellini, ma temporaneamente, da alcune settimane, vivevano a casa della zia Maria N. P. in via Scarlatti a Firenze.
Dopo aver lavorato per qualche tempo con la madre in una merceria di via Faenza era stata costretta a cambiare lavoro perche' questa aveva chiuso. Da poche settimane lavorava infatti come centralinista alla tv39 di prato con un contratto alla eurogiochi di Padova. Gli uffici erano in un piano dell'hotel palace di Prato



Mercoledi sera Stefano avrebbe visto la partita di coppa delle juve al bar dove normalmente si incontrava con gli amici della sua squadra di calcetto, i Rangers di Prato
Normalmente il giovedi' sera andava con questi agli allenamenti, ma quel giovedi', giorno prefestivo a causa dello scipero generale indetto per il Venerdi', aveva dato forfait per stare con la ragazza, e aveva addotto la scusa di un incontro con un avvocato di Firenze probabilmente per evitare le solite prese in giro dei compagni. Comunque pare avesse assicurato che li avrebbe raggiunti piu' tardi nella solita pizzeria dove si recavano abitualmente dopo aver finito gli allenamenti serali.
Alle 20:05 un meccanico che aveva l'officina sotto la casa dei Pieraccini li vide partire con la golf. Erano diretti a casa di Stefano in via Mugellese, dove ceneranno, e da dove poi usciranno verso le
22\22:30, dopo che Stefano aveva ricevuto una telefonata da un non meglio identificato geometra. Forse dissero di andare al cinema, invece evidentemente si appartarono nella stradina delle Bartoline.
Secondo gli amici del bar i ragazzi non erano soliti appartarsi in macchina, ma con un compagno di lavoro, a giugno dopo l'omicidio di Scandicci, Stefano aveva discusso della cosa affermando che lui con la fidanzata nei campi ci andava, e che bastava solo stare attenti perche' normalmente i guardoni non erano pericolosi.

1982


Antonella Migliorini era una ragazzona bionda e solare nata a Casenuove 19 anni prima. Il padre dopo aver a lungo lavorato come agricoltore era riuscito a farsi assumere alla Manetti and Roberts di Calenzano, poi aveva avuto un altro figlio che nel 1982 aveva appena 10 anni. Antonella finiti gli studi aveva deciso di iniziare a lavorare, e aveva facilmente trovato un posto come cucitrice presso la ditta ANNA di Montespoertoli, dove si era subito fatta ben volere. Con Paolo Mainardi la storia sentimentale andava avanti da quando erano adolescenti, ed erano noti tra gli amici per la loro grande affinita' di coppia tanto da venire soprannominati i Vinavyl , poiche' come la nota colla non si staccavano mai l'uno dall'altra. Paolo abitava ad Aliano con la madre e la sorella, dopo che il padre qualche mese prima era scomparso a causa di una malattia. Aveva intrapreso il lavoro di meccanico, e gia' da diverso tempo era stato assunto in un officina di San Pancrazio

La sera del 19 giugno la passarono a cena ad Aliano con un amico di famiglia, Leopoldo Pescini ,cosa che erano soliti fare spesso di sabato. Dopo aver discusso con l'uomo del loro programma di recarsi al mare nel prossimo weekend , i ragazzi, verso le 22:30, erano usciti dicendo di andare a fare una giratina in paese. Qualcuno li vedra' passare per il centro di Montespertoli, poi, verso le 23:15, qualcun'altro notera' la 127 di Paolo posteggiata su una piazzola di via Virginio Nuova, con la plafoniera accesa e i vetri semi appannati, quella deve essere stata l'ultima volta che sono stati visti ancora vivi.


1983

Wilhelm Horst Mayer era nato 24 anni prima in un piccolo paese della Germania Ovest, Lemforde, e li' viveva con i genitori e la sorella. Dopo essersi diplomato all'istituto tecnico di design a Osnabruk aveva preso a frequentare l'universita' di Monaco. Qui aveva reinsaldato i suoi rapporti con un conterraneo, Uwe Jens Rusch, anche lui di 24 anni e iscritto alla stessa universita'. I due ragazzi avevano deciso di passare in Toscana, a Firenze, le proprie vacanze estive, sfruttando la disponibilita' da parte di Mayer di un frurgone Volkswaghen adibito a camper.

I due giovani gia' da circa una stettimana giravano con il loro camper nei dintorni di Firenze, accampandosi per la notte in varie zone della bella campagna che circonda la citta'. I ragazzi, probabilmente il pomeriggio precedente, avevano acquistato focacce tipiche in un noto forno fiorentino, a testimoniarlo il sacchetto bianco e blu che fu rinvenuto nel camper durante il sopralluogo. Il metronotte Giampietro Salvadori (Questa circostanza pero' potrebbe essere in parte errata, riferendosi forse alla successiva testimonianza del metronotte Menichetti) li vide accampati il Mercoledi' notte (o forse il Giovedi', lui non lo ricorda) davanti al cancello di una villa nei pressi di San Casciano, mentre stava compiendo un giro di ispezione alle cantine Serristori. Il Salvadori busso' dopo aver illuminato il finestrino, e davanti a lui apperve il Mayer a cui disse di abbandonare la zona per via del divieto di campeggio. Vide anche il Rusch che dormiva sdraiato sul fondo del camper, che a lui pero' sembro' fosse una ragazza.
Il Venerdi' sera il furgone non giunse nello spiazzo dove poi avvenne il delitto almeno fino alle 21:00, secondo quanto riferito dagli occupanti delle vicine ville, che passando di li' a quell'ora non lo videro. Il furgone venne invece notato alle 23:30 sempre da uno degli abitanti della zona , che proprio a quell'ora passo' sulla via di giogoli diretto alla propria abitazione.


1984

Il padre di Pia Rontini, il signor Renzo, nipote del noto pittore Feruccio Rontini, era tecnico navale, e proprio durante un trascorso di lavoro in Danimarca aveva conosciuto la madre di Pia, la signora Kristensen Winnie Dalgaard. Prima ancora aveva avuto dalla sua precedente moglie un'altra figlia, Marzia, che molti anni dopo si sposera' con il giornalista televisivo Giovanni Spinoso, redattore per la cronaca della testata regionale toscana della RAI
Pia si era appena diplomata all'istituto di lingue, e avrebbe poi proseguito gli studi proprio in quel campo. Aveva anche trascorso qualche mese in Danimarca dove aveva avuto l'opportunita' di approfondire la lingua della madre. Da tempo faceva parte della banda folk del paese, e recentemente aveva partecipato come majorette al carnevale di Viareggio nella delegazione di Vicchio. Con Claudio si era legata sentimentalmente sin dalla prima adolescenza, un rapporto sereno ed intenso mai attraversato da alcun problema. Claudio Stefanacci era al secondo anno di legge, ma contemporaneamente, insieme ai fratelli Sauro e Luca, aiutava la mamma,la signora Romana Stefanacci, nella gestione del loro negozio di elettrodomestici a Vicchio, perche' due anni prima aveva perso il padre in un brutto incidente stradale.

Pia arriva alle 9:00 al bar la Nuova Spiaggia, rilevato a gennaio dai nuovi propietari, nei pressi della stazione, dove lavora dal 1 luglio come barista stagionale. Normalmente fa pero' il turno dalle 19:00 all'1:00 e il padre l'aspetta fuori per riaccompagnarla a casa, solitamente intrattenendo l'attesa con un amico, tal Pietro, ex carabiniere.

Claudio si sveglia alle 9:30, in casa c'e' solo il fratello Sauro perche' Luca e' andato con gli amici a Rimini, e la mamma e' a Cesena dai nonni. Rimangono a casa a vedere l'inaugurazione dei giochi olimpici, poi si recano a pranzo dalla nonna Ida che abita nei pressi della stazione di Vicchio.

Pia alle 13 racconta alla signora Luciana di essersi comprata il costumne perche' il martedi' sarebbe partita con Claudio per il mare a Cesena. La ragazza va a pranzo a casa del padre. Alle 16:10 esce con il fidanzato per tornare a casa verso le 16:50, poi alle 17:00 viene riaccompagnata dal padre al bar -Secondo il gestore di una tavola calda di San Piero a Sieve, Bardo Bardazzi, Pia e Claudio sarebbero in realta' stati nel suo locale verso le 16:45. E' proprio qui che un uomo robusto, ben vestito, e con la barba e i capelli rossicci, avrebbe mostrato un certo interesse nei loro confronti, tanto da insospettire lo stesso Bardazzi-

Claudio e il fratello tornano a casa e passano il pomeriggio davanti alla tv per assistere al prosieguo delle gare olimpiche, fino al momento di cenare verso le 20:00. Poi, verso le 21:10, il fratello Sauro esce lasciando Claudio da solo.

Pia verso le 20:40 ( la stessa madre pero' al dibattimento del processo Pacciani parlera' del rientro della figlia verso le 20:10) torna a casa e cena con la madre. Nonostante non abbia in programma di uscire cambia idea, e alle 21:05 esce diretta a casa del fidanzato.

Verso le 23:00 la signora Stefanacci torna a casa, e nota che in piazza Giotto non vi e' parcheggiata la panda azzurra del figlio. Alle 23:30, proccupata dal mancato rientro di Claudio, la madre telefona a casa di Pia, dove neppure sanno che fine abbiano fatto i due ragazzi. La signora Stefanacci, probabilmente dopo la mezzanotte, contatta Piero Biccherini, perche' si metta alla ricerca di Claudio visto che il giovane conosce bene le abitudini dell'amico.

Verso le 3:30 Piero Biccherini trova la panda infilata nel tratturo sulle sponde del fiume Sieve.


1985


Jean Michel e Nadine si erano conosciuti solo sei mesi prima, e avevano deciso di passare la loro prima vacanza insieme in Italia. Nadine era la giovane mamma di due bambini avuti con l'ex marito, e a mont Bailard gestiva un negozio di scarpe. Jean invece era un giovane musicista dal carattere solare e dai mille interessi, soprattutto quello per la batteria suonata in un gruppo rock di buona qualita'. Tra gli altri c'era anche quello per lo sport praticato a livello agonistico come centometrista della squadra di ateletica della scuola che aveva frequentato da ragazzino


Partirono una settimana prima dalla Francia diretti in Liguria.
Giovedi' 5 arrivarono a Forte dei Marmi dove pernottarono in un albergo (sembra pertanto senza fondamento quello che la guardia venatoria Gianni Zoppi dira' successivamente e cioe' di aver allontanato i francesi da uno spiazzo nella campagna di Sesto Fiorentino alle 7:15 del 4 settembre). Venerdi' a Pisa, un ora in un ristorantino, poi via verso Firenze.
Alle 17:00 del Venerdi' comprarono dell'uva in un negozio di Sant'Andrea in Percussina, il propietario, Luca Puccioni, li riconobbe. Poco dopo furono notati a piedi nei pressi della villa di Macchiavelli, poi quella stessa sera piantarono la tenda agli scopeti. (ma cenarono anche in un ristorante della zona, )
Nell pomeriggio di domenica Elisabetta Carmignani, durante una sosta nella piazzola, vide il profilo di una persona nella tenda, a fianco della quale riconobbe la golf con la targa francese di Nadine. La sera alla Baracchina, il ristorante che dista appena 200 mt dalla piazzola, nessuno li vide, e non si sa dove abbiano cenato (successivamente alcuni testimoni credettero di averli riconosciuti mentre si trovavano alla locale sagra di Cerbaia dove sarebbero stati anche il sabato sera verso le 21) .Il lunedi' mattina Nadine avrebbe dovuto forse essere a Bologna per comprare una prtita di scarpe per il suo negozio di Adincourt, il Salamandra. Quel lo stesso lunedi' il corrispondente della Nazione a Parigi raggiunge telefonicamente la suocera di Nadine che ancora ignora quello che e' successo:
"Le sue vacanze sono oramai terminate. Deve rientrare al lavoro domani.
L'aspettiamo a casa entro questa sera, al massimo domani nella mattinata.
Ma perche' queste domande e' successo qualcosa di grave?"




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Prospetto comparativo degli orari


------------------------------------------------orario dell'omicidio
1968
uscita dal cinema alle ore----------0:00\0:30---0:30 ?
1974
uscita dalla casa della Ragazza ----21:15---------23:45
1981
uscita dalla casa della Ragazza-----22:00 c.a--------0:00 c.a
1981
uscita dalla casa del Ragazzo------22:30---------23:30 c.a
1982
uscita dalla casa del Ragazzo------22:30---------23:35-23:55
1983
arrivo alla piazzola dopo le--------21:00---------23:00\1:00
1984
uscita dalla casa del Ragazzo----21:15-----------21:45
1985
? ? ?--------------------------------------------( ?: 23:30\0:00 ? )





Sintesi evolutiva delle ipotesi giornalistiche apparse nel corso degli anni

1974
Si ipotizza l'opera di uno squilibrato che agisce per motivi di vendetta: forse uno spasimante respinto dalla ragazza. Poi la mancanza di riscontri in tal senso fa ipotizzare l'azione di un guardone squilibtrato  che un criminologo sostiene affetto da una patologia che sicuramente lo riportera' a colpire...magari dopo anni(NB).
1981
Si comincia ancora ipotizzando un guardone anomalo, con una certa cultura e che usa la lama con perizia. Viene dato particolare risalto al collegamento con Pontassieve per via della comune origine dei due ragazzi maschi. Lo psichiatra Sicuteri parla di guardone dissociato che si immedesima e colpisce l'uomo con istinto punitivo contro se stesso, e la donna perche' lo provoca
ott 1981
Si ipotizza che le ragazze siano scelte non a caso per via della telefonata ai Cambi, e si nota la somiglianza delle vittime femminili. Si nota il collegamento con il mugello per via delle vacanze estive che Susanna Cambi trascorreva a Padulivo negli anni 70' .
Questa volta l'analisi psicologica tocca al professor Bruno Baronti dell'universita' di Perugia: Autore unico costretto da regole simboliche per lui ineluttabili, persona condizionata da situazioni a ripetere e afflitto da delirio di giustizia con forte impronta moralistica
Tipologia:chirurgo ginecologo, maturo, calmo, e sportivo
1982
Si interrompe la coincidenza della somiglianza, si indebolisce la possibilita' che l'omicida effettui pedinamenti, ma rimane l'ipotesi che segua le vittime la sera stessa dell'omicidio  Lo psichiatra Aldo Zalla lo definisce uno psicopatico che prova grande soddisfazione nell'uccidere e alcun rimorso. Uno che riesce a confondersi tra la gente e passare inosservato
Tipologia:tiratore esperto
1983
Si ipotizza che l'assassino colpisca a caso la prima macchina che gli capita a tiro, mentre e' appostato da tempo in quel preciso luogo. Si prospetta che abiti nella zona e che forse la conoscenza dei luoghi, e la tranquillita' con cui sembra effettuare i sopralluoghi senza temere di essere notato, derivi dal suo lavoro. Secondo il giudice Rotella non e' un esibizionista perche' non manda messaggi ne rivendicazioni. Lo psichiatra lo definisce paranoico con delirio di onnipotenza . Le perizie antropometriche vengono rilanciate dalla stampa immaginando un individuo gigantesco dalle caratteristiche acromegaliche.
1984
Si torna a parlare, soprattutto da parte del magistrato Bellitto, di pedinamenti ai danni della ragazza. Si suggerisce che il maniaco viva nel mugello. Lo psichiatra Aldo Zalla lo definisce ancora psicopatico che puo' essere irreprensibile come impiegato, padre di famiglia o marito. Il giornalista prospetta l'ipotesi piu' persone  e lo psichiatra la esclude. La scena viene invasa da articoli sul paranormale e vengono citati ripetutamente le visioni di cartomanti, veggenti e sensitivi. Si ritorna a parlare delle indagini estese ai poligoni e alle armerie delle caserme.
1985
Torna l'ipotesi dell'appostamento e delle vittime casuali. La lettera spedita da San Piero viene interpretata come un tentativo del mostro di far credere che viva nel mugello. Lo psichiatra Abrham lo diefinisce un mostro riuscito che non ha piu' nulla da dimostrare, un individuo affascianto dalla morte, che teme la galera ma che se ci fosse la pena di morte forse si farebbe prendere...